La globalizzazione trascina il PIL europeo procapite, ma l’Italia è lontana

Boom per i Paesi dell'est Europa, deludono Cina e Brasile

(Teleborsa) – Avrebbe dovuto causare il collasso dell’economia britannica, ma la Brexit rischia di rivelarsi un volano per l’economia del Regno Unito, se è vero che attualmente il Paese è al secondo posto tra quelli facenti parte del G7 in termini di crescita del PIL. E’ solo uno degli apparenti paradossi della globalizzazione mondiale, che mette sempre più in relazione e interconnessione politiche ed economie dei diversi Paesi e che mai come in questi ultimi anni sta letteralmente trascinando la crescita economica mondiale, in particolare della Vecchia Europa. Non è dunque un caso se ben otto dei primi dieci Paesi al mondo ad aver registrato negli ultimi anni la maggiore crescita indotta dalla globalizzazione intesa come Pil-procapite siano europei, con l’eccezione del Giappone che guida questa speciale classifica con 1.470 euro, un risultato attribuibile in gran parte agli investimenti stranieri e alla crescita del commercio estero nel settore dei servizi, sia in termini di esportazioni che di importazioni. Alle spalle del Paese del Sol Levante, sul podio troviamo Paesi europei come Svizzera e Finlandia, rispettivamente con un valore procapite di 1.360 e 1.340 euro, poi a seguire la Danimarca con 1.210 euro, Irlanda e Germania appaiate a 1.130, e ancora Israele con 1.040, Austria e Grecia con 880 e Svezia con 850 euro.

 

L’Italia insegue, boom per i Paesi dell’Est Europa
Come troppo spesso accade in classifiche che riguardano la crescita economica, l’Italia è solamente venticinquesima nell’Indice che misura il livello di vantaggio ottenuto dalla globalizzazione, con una crescita nel 2014 del Pil pro capite di 683 euro. Il miglior risultato in termini di punteggio arriva invece dai Paesi dell’est europeo, che dagli anni novanta a oggi hanno fatto segnare un incremento di circa trenta punti nella classifica, con Bulgaria, Romania, Ungheria e Estonia a fare da traino. Un risultato sorprendente, che appare ancor più importante se si considera che gli USA, nel medesimo arco temporale, sono cresciuti di poco sopra il 3%.
Deludono i Paesi emergenti
In questo quadro di globalizzazione e crescita del PIL, deludono le performance dei cosiddetti Paesi emergenti, come Brasile Cina e Russia che riescono a far peggio dell’Italia. Il PIL procapite è stato infatti frenato da un eccessivo controllo dei capitali e dalle barriere commerciali, e oscilla tra i 120 euro del Brasile ai 20 dell’India, passando per i 70 euro della Cina. Un risultato che potrebbe anche sembrare paradossale, se si pensa che in tutto questo l’UK è nella top ten dei Paesi con il maggior indice di globalizzazione, nonostante la Brexit.

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