La finanza islamica alla conquista dell’Europa

In ballo ci sono 950 miliardi di dollari scacciacrisi che fanno gola a molti

Invasione islamica in Europa, ma questa volta gli europei non alzano muri, anzi.
Si tratta di soldi, tanti, e si sa che non puzzano. E’ la cosiddetta finanza islamica, che parte alla conquista di nuovi mercati con 950 miliardi di dollari. E’ questo il valore degli asset in mano ai capitalisti che rispettano la Sharia – la legge dell’Islam – secondo una stima di Moody’s.

Il punto è che la maggior parte delle economie stenta a riprendersi dalla crisi e i cordoni della borsa restano belli stretti. Così la liquidità islamica – quella che ha meglio resistito al crollo dei mercati proprio per i suoi principi anti speculazione – giunge come una graditissima scialuppa di salvataggio.
I capitali sono fuoriusciti dal mondo islamico e hanno cominciato a suscitare l’interesse dei Paesi “infedeli” più aperti agli investimenti stranieri: Cina e Hong Kong. Poi è arrivata l’India e adesso la Francia, che vuole contendere alla Gran Bretagna il ruolo di hub europeo della finanza islamica.

Per favorire l’ingresso delle grandi banche islamiche nel proprio Paese, bisogna introdurre nuove regole. I colossi come la saudita Al Rajhi Bank o la Kuwait Finance House, la Al Baraka Bank del Bahrein e la Cimb della Malaysia, la Al Hilal Bank di Abu Dhabi e la Qatar islamic bank, arrivano se si offre un quadro normativo che renda possibile, per esempio, rifiutare la logica degli interessi, non investire in attività legate ad alcolici e pornografia.

L’islam non ti risolve la crisi, sia bene inteso. Anche gli istituti finanziari targati Maometto hanno perso capitali e ultimamente investono in business “sicuri” o conservativi – come rifinanziamenti e ristrutturazioni – piuttosto che in nuove attività.
Tirano anche le assicurazioni sanitarie e gli investimenti in infrastrutture.

E l’Italia?
Si stima che oggi vivano nel nostro Paese più di un milione di musulmani e il numero è in crescita.
L’ABI, l’ente che rappresenta le banche italiane, ha chiesto di recente modifiche legislative che permettano sia l’insediamento degli istituti arabi (graditi in ottica di nuove partnership), sia soprattutto la possibilità per le banche italiane di offrire prodotti bancari e finanziari appetibili per la clientela musulmana osservante.

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La finanza islamica alla conquista dell’Europa