La deflazione fa paura, ora la Bce apre all’acquisto dei bond

Il presidente della Bundesbank più 'morbido' sulla politica monetaria. E le Borse volano

Il pericolo deflazione nell’Eurozona spaventa anche i "falchi" più irriducibili. Tanto che persino Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (la banca centrale tedesca) ma anche membro del consiglio della Bce, è arrivato ad aprire all’ipotesi di acquisto da parte della banca centrale europea di titoli di Stato per contrastare la minaccia dell’eccessivo apprezzamento dell’euro e contro la possibilità di un crollo generalizzato dei prezzi. Immediata la risposta dei mercati europei, che si lasciano alle spalle i timori sull’economia cinese e le tensioni in Ucraina per recuperare parte del terreno perso ieri.
 
L’INTERVISTA – Così si è espresso Weidmann in una intervista rilasciata all’agenzia Market News: "Le misure non convenzionali considerate sono in gran parte un territorio poco noto. Quindi dobbiamo discutere sulla loro efficacia, sui loro costi e i loro effetti collaterali. Questo non significa tuttavia che le azioni di Qe (Quantitative easing, l’acquisto di bond da parte delle banche centrali ndr) sia assolutamente da escludere, ma dobbiamo fare attenzione che venga rispettato il divieto di finanziamento pubblico con la stampa di moneta. Naturalmente qualsiasi asset pubblico o privato che dovessimo comprare, dovrebbe rispettare certi standard qualitativi – ha detto Weidmann, che è membro del consiglio direttivo della Bce, in un’intervista a Mni –. La questione di fondo, però, è quella dell’efficacia, dei costi e degli effetti collaterali. Stiamo al momento discutendo dell’efficacia di queste misure. E gli effetti desiderati devono essere soppesati con i costi e i possibili effetti collaterali".
 
I TASSI D’INTERESSE – Weidmann ha anche ammesso che l’euro potrebbe salire così tanto da impattare sensibilmente l’inflazione. In questo caso si è detto a favore di un ulteriore calo dei tassi di interesse rispetto ad altre misure non convenzionali. "Per contrastare le conseguenze di un elevato apprezzamento dell’euro sulle prospettive di inflazione, tassi di interesse negativi sarebbero più adeguati di altre misure".
 
IL RUOLO DI MARIO DRAGHI – E del resto anche il presidente della Bce, Mario Draghi, ha garantito che l’Eurotower resta “pronta ad agire” per mantenere la stabilità dei prezzi e che i tassi d’interesse rimarranno sui livelli attuali o ancora più bassi per un prolungato periodo di tempo. Gli occhi sono tutti puntati sul prossimo meeting della banca centrale europea (giovedì 3 aprile). Molti analisti si aspettano che giovedì la Bce non faccia nulla. In fondo, l’inflazione di marzo è stata alterata – ricorda Marco Valli di Unicredit in una nota – da diversi fattori temporanei. Tra questi la Pasqua, che quest’anno cade di aprile e non a marzo come nel 2013, e un limitato rimbalzo dei prezzi, dopo i saldi, in Francia. Ad aprile, quando oltretutto i prezzi dell’energia risulteranno in crescita rispetto ai cali del 2013 (un base effect tutto statistico che da favorevole si trasformerà in sfavorevole), l’inflazione potrebbe riprendersi leggermente; e la Bce potrebbe voler aspettare per capire meglio le tendenze di fondo della dinamica dei prezzi.

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