La Bce taglia i tassi d’interesse allo 0,05%. Cosa cambia per l’economia reale

La Banca centrale europea ha tagliato i tassi di interesse dell'area euro di 10 punti base

Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha deciso un taglio di dieci punti base dei tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,05%, allo 0,30% e al -0,20%. Draghi ha anche detto che la Bce non taglierà i tassi di interesse al di sotto dell’attuale 0,05%. "Ora siamo al limite piu’ basso, arrivati al quale non sono piu’ possibili aggiustamenti tecnici".

I livelli stabiliti oggi, che entreranno in vigore dal 10 settembre, sono i nuovi minimi storici per tutti i principali tassi ufficiali dell’area euro. La decisione della Bce coglie in parte di sorpresa in mercati, tanto che l’euro ha segnato un repentino ripiegamento sotto quota 1,30 dollari, con molti analisti che prevedevano che avrebbe mantenuto lo status quo.

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ABS – Draghi ha anche annunciato un piano per l’acquisto di titoli Abs (Asset backed securities) da ottobre. "Solo titoli semplici e trasparenti», da cui prevede un "impatto decisivo" sul suo bilancio e cioè sulla posizione complessiva della politica monetaria. Lo ha detto il presidente della Bce. Anche se il governatore ha detto che "è molto difficile a questo punto valutare volume nuovi piani".

COSTO DEL DENARO – Abbassare i tassi significa innanzitutto rendere meno costosi i finanziamenti (si parla infatti di tasso relativo alle operazioni di rifinanziamento) quindi stimolare la richiesta di denaro. A sua volta, la maggiore liquidità in circolazione aiuta la crescita economica. La maggior facilità di finanziamento delle banche infatti dovrebbe trasmettersi all’economia facilitando proprio la concessione di prestiti.
La riduzione del tasso ufficiale di sconto di altri 0,10 punti percentuali dovrebbe portare vantaggi concreti, in termini di risparmi, al mondo delle imprese.
Ma nei fatti, la corrispondente contrazione del costo del denaro nel nostro Paese diventa tangibile con tempi assai lunghi (circa nove mesi) e non è scontata perché frutto di diversi fattori.

MUTUI – A beneficiare del taglio dei tassi sono le famiglie che hanno sulle spalle un mutuo a interessi variabili: in modo diretto la "nicchia" di  mutui agganciati al tasso Bce (solo l’1% circa), ma di riflesso anche quelli che fanno riferimento all’Euribor, seppur in minima parte, cui sono normalmente correlati. Non cambia niente invece per chi ha un mutuo a tasso fisso.
(Per vedere graficamente l’andamento storico del tassi di riferimento – Euribor, IRS e BCE -, consulta l’Osservatorio tassi).
Di riflesso, il taglio Bce potrebbe innescare un trend positivo sugli spread dei mutui, vale a dire il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base. A quel punto potrebbero esserci dei vantaggi per quelle famiglie che il mutuo lo devono ancora fare: le previsioni sono di spread sotto al 2% a fine anno.
E con l’ulteriore riduzione dello spread diventerà più vantaggiosa la surroga vale a dire il passaggio a un tasso più conveniente.

INFLAZIONE / DEFLAZIONE – Tra le altre ragioni, la decisione repentina di Draghi è stata adottata al fine di scongiurare il rischio della deflazione, ‘morbo’ economico segnato dal calo dei prezzi dovuto alla contrazione della domanda di beni e servizi. Immettendo liquidità nel mercato si attenua pertanto il temuto rischio-deflazione.
A sostegno di questa scelta, gli ultimi dati sull’inflazione che in Eurolandia (e particolarmente in Italia, soprattutto se si tiene conto del rialzo dell’aliquota dell’Iva) si mantengono molto bassi.

ESPORTAZIONI – Il valore della moneta èstrettamente collegato al tasso d’interesse. L’intento di indebolire la forza dell’euro è infatti un altro obiettivo che ha caratterizzato la scelta della Bce. Il Super euro stava mettendo a serio rischio la salute dell’export del Vecchio Continente, riducendo la competitività delle esportazioni.

DEBITO SOVRANO – I Paesi delle economie più deboli ottengono il vantaggio di ridurre gli interessi riconosciuti sul proprio debito sovrano (obbligazioni vendute dallo Stato ad altri paesi o alla liquidità “presa in prestito” da questi ultimi per soddisfare la spesa pubblica) perché considerati più solvibili dai loro finanziatori.

DINAMICHE USA/UE – Secondo gli economisti de Il Sole 24 Ore "la riduzione del costo del denaro favorisce, in prospettiva, lo sganciamento europeo dalla traiettoria della politica monetaria americana". Tagliare i tassi e dire che l’intonazione della politica resterà accomodante a lungo permetterà, in futuro, lo sganciamento dai tassi americani quando questi ricominceranno a salire.

LA TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA’ – È possibile portare un cammello all’abbeveratoio, ma non lo si può costringere a bere. E’ una delle metafore che spiegano il concetto di Trappola della liquidità. Per la sua definizione citiamo Wikipedia:
"In questa situazione, con i tassi d’interesse nominali ormai zero o vicini a zero, le banche centrali non possono farli scendere ulteriormente, e gli strumenti a disposizione della politica monetaria si esauriscono. Il vero motore dei consumi, infatti, come aveva intuito Keynes, risiede nella fiducia prima ancora che nei tassi. Se la fiducia viene meno, nemmeno tassi di interesse nulli o un aumento della base monetaria possono far ripartire i consumi".
In sintesi, la liquidità immessa sul mercato con gli strumenti di politica monetaria non si trasforma necessariamente in investimenti da parte delle imprese né in consumi da parte delle famiglie.

BOLLA IMMOBILIARE – Secondo i sostenitori di politiche economiche restrittive, questa scelta espansiva causerà, nel lungo termine, l’esplosione di una bolla immobiliare.

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