L’Italia sulla bomba derivati: a rischio 40 miliardi

Ammontano a quasi 40 miliardi di euro le perdite potenziale nei conti pubblici italiani legate ai derivati

Mina sulla finanza statale italiana. Ammontano a quasi 40 miliardi di euro le perdite potenziale nei conti pubblici italiani legate ai derivati. Si tratta della massa di derivati finanziari in passivo nei bilanci dello Stato, voce che nell’ultimo anno si è allargata di quasi il 30% ed è arrivata a quota 36,8 miliardi. In tutta Italia, considerato sia il settore pubblico sia quello privato, la montagna di titoli finanziari ad alto rischio, cioè potenzialmente in perdita, è cresciuta in totale di oltre l’8% in un anno (dal 2013 al 2014) passando da 153 miliardi di euro a 166 miliardi in aumento di 13 miliardi.

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COSA SONO – Come dice il nome, si tratta di prodotti finanziari il cui valore “deriva” dall’andamento di un altro bene (azioni, obbligazioni, valute ecc.) oppure dal verificarsi di un preciso evento. E’ una sorta di “scommessa” su un avvenimento futuro: ad esempio, le quotazioni di quel titolo saliranno o quello Stato non sarà in grado di pagare il suo debito. L’attività o l’evento, che possono essere di qualsiasi natura, costituiscono il cosiddetto “sottostante” del prodotto derivato. La relazione che lega il valore del derivato al sottostante è il risultato finanziario del derivato, detto “pay-off”.
I prodotti derivati sono utilizzati principalmente per due scopi :
1) ridurre il rischio finanziario di un portafoglio (finalità di copertura): acquisto un titolo nella ovvia speranza che salga, ma al tempo stesso acquisto un derivato sullo stesso titolo che prevede il calo delle sue quotazioni. Comunque vada non ci perdo;
2) ottenere un profitto assumendo esposizioni di rischio ma ad alto rendimento (finalità speculativa).

AUMENTO DELL’ESPOSIZIONE – In piena crisi internazionale e con l’economia ancora piegata dalla recessione, tutti i comparti del nostro Paese hanno visto crescere i pericoli legati ai prodotti d’azzardo. L’aumento complessivo dell’esposizione in derivati in Italia è legato soprattutto all’aumento di questo tipo di attività finanziarie all’interno dei bilanci dello Stato centrale dove risultavano, alla fine dello scorso anno perdite potenziali pari a 36,8 miliardi in crescita rispetto ai 28,7 miliardi dell’anno precedente: 8,1 miliardi in più in 12 mesi (+28,1%). Su anche i derivati “a rischio” delle banche, in crescita di 4,7 miliardi da 105,7 miliardi a 110,5 miliardi (+4,4%). Questi i dati principali di una analisi sull’andamento dei derivati in Italia negli ultimi 12 mesi realizzata dal Centro studi di Unimpresa, che prende in considerazione le passività sui bilanci relative alle operazione in derivati.

ENTI LOCALI E IMPRESE – Da segnalare, poi, secondo l’analisi di Unimpresa basata su dati della Banca d’Italia, la sostanziale invarianza (+0,7%) dei derivati in perdita nelle amministrazioni locali: nei 12 mesi sotto la lente, le consistenze dei bilanci di comuni, province e regioni sono passate infatti da 1,26 miliardi a 1,27 miliardi, con un aumento di soli 9 milioni. Lieve incremento per i prodotti speculativi nei bilanci delle imprese: a fine 2014 l’ammontare è salito di 347 milioni a quota 7,6 miliardi rispetto ai 7,3 del 2013 (+4,7%). Nel comparto assicurativo e dei fondi pensione si è passati da 5,2 a 5,5 miliardi (+5,1%) in aumento di 269 milioni, mentre il resto degli intermediari finanziari ha registrato una crescita di 164 milioni (+3,5%) da 4,6 miliardi a 4,8 miliardi. Quanto alle amministrazioni centrali, la massa di derivati potenzialmente in perdita è arrivata a quota 36,8 miliardi: in un anno è dunque salita di 8,1 miliardi(+28,1%) rispetto ai 28,7 miliardi di fine 2013. In totale, i derivati del settore pubblico e del settore privato pesano 166,6 miliardi e sono saliti negli ultimi 12 mesi di 13,6 miliardi dai 153,1 miliardi precedenti con un incremento dell’8,9%.

UNIMPRESA – “E’ importante avere chiarezza sul reale stato di salute dei conti pubblici” chiede il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Bisogna fare attenzione ai pericoli nascosti nei bilanci pubblici, legati alla finanza speculativa: da un lato chiediamo che sia detta tutta la verità e contemporaneamente continuiamo ad auspicare maggiori sforzi per dare più risorse a imprese e lavoratori” aggiunge Longobardi.

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