Euribor quasi negativo. Mutui più leggeri, banche permettendo

Naturali ripercussioni sui mutui a tasso variabile, calcolato proprio sul valore dell'Euribor

Le previsioni dei mesi passati si sono avverate. Il tasso interbancario – definito euribor – si avvicina al segno meno (quello a tre mesi è a 0,008, quello a un mese è addirittura già negativo), con possibili ripercussioni positive sui possessori di mutui.

Vedi anche:
Come ottenere un mutuo
Mutuo: surroga e portabilità
L’andamento dell’Euribor
Osservatorio tassi: Euribor, IRS e BCE
Surroga del mutuo, è boom. Ecco quando conviene e perché

L’EURIBOR – L’euribor (acronimo che sta per euro inter bank offered rate) è il tasso di riferimento che indica il tasso di interesse medio delle transazioni fra le banche europee. In altre parole è il costo pagato dagli istituti per il denaro preso a prestito per operazioni a termine (acquisto o vendita di titoli) effetuate sul mercato interbancario con scadenza una, due e tre settimane e da uno a dodicei mesi. L’euribor, dunque, è un indicatore del costo del denaro ed è per questo che è usato come riferimento per i mutui a tasso variabile.

I MUTUI – L’euribor rappresenta un dato che può incidere notevolmente sulle tasche dei cittadini che hanno un mutuo a tasso variabile perché l’interesse sulla rata è calcolato sul valore dell’euribor, maggiorato dal tasso bancario (lo spread, da non confondere con quello relativo ai titoli di Stato). Dato per fisso lo spread, è evidente che la rata oscilla in funzione delle variazione dell’euribor. In piena crisi finanziaria, nell’autunno/inverno del 2008, quando schizzò oltre il 4%, le conseguenze per i mutuatari furono terribili. Costi alle stelle, con ricorsa al più rassicurante – ma non più conveniente – tasso fisso.

FISSO O VARIABILE? – Oggi per chi ha potuto o non è stato colto dal panico, il variabile offre un’opportunità di risparmio. Ma la corsa al ribasso potrebbe nascondere qualche sorpresa, capace di limare la diminuzione delle rate del mutuo. Dipende dal contratto sottoscritto con la banca. In alcuni di essi esistono clausole protettive nelle quali si dice che il passaggio al valore negativo non è calcolato. Dunque viene posto un tetto, sotto il quale l’istituto di credito non è disposto scendere.
Il consiglio è quello di rivolgersi allo sportello per chiedere spiegazioni e prendere visione di quanto concordato. Teoricamente non dovrebbero essere molti i contratti con queste clausole perché fino a poco tempo fa era impensabile un euribor negativo. Anche se vale sempre la regola “mai dire mai”. Soprattutto quando si parla di banche.

Euribor quasi negativo. Mutui più leggeri, banche permettendo