Juncker a gamba tesa su Renzi, scontro sulla Manovra

Il Presidente della Commissione UE "se ne frega" di immigrati e terremoti e richiama l'Italia al rigore

(Teleborsa) – Si infiamma sempre più lo scontro sull’asse Roma-Bruxelles. La miccia è stata innescata ancora una volta dalla Manovra italiana, che non ha convinto sin dall’inizio i vertici europei, ma questa sono volate parole grosse, inusuali per i soggetti che le hanno pronunciate. La bomba è arrivata nientemeno che dal presidente della Commissione,  Jean Claude Juncker, che ha bocciato in pieno i numeri dell’Italia ed è andato pesante nei confronti di Matteo Renzi, e di riflesso del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, pronunciando un sonoro “me ne frego” riguardo le necessità del nostro Paese di sforare di qualche punto percentuale il deficit di bilancio.

La prima bocciatura dell’operato dell’Italia è arrivata dal commissario UE agli Affari economici, Pierre Moscovici, che ha affermato: “Anche se prendiamo in considerazione tutta la flessibilità, ci sono delle regole che vanno rispettate da tutti. La Commissione è estremamente comprensiva, ma le regole vanno rispettate”.

Come detto, a portare in alto il livello della tensione sono state le parole del presidente della Commissione, Jean Claude Juncker: “L’Italia non cessa di attaccarci, a torto, e ciò crea risultati diversi da quelli attesi”. In particolare, il Presidente punta il dito sul costo di immigrazione e terremoti, a suo giudizio visto al rialzo dal nostro Governo: “Saggezza vorrebbe che tenessimo conto del costo dei rifugiati e del terremoto in Italia, ma tali costi equivalgono allo 0,1% del PIL. L’Italia ci aveva promesso di arrivare a un deficit dell’1,7% nel 2017, e ora ci propone il 2,4%”.

E qui arriva la bordata all’Italia, che per Juncker “non può più dire, e se lo si vuole dire lo può fare, ma me ne frego, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza”.

La Manovra del Governo sinora ha lasciato scettici molti addetti ai lavori. La stessa Bankitalia ha definito “ad alto grado di incertezza” le misure messe in campo nella lotta all’evasione, che potrebbe non generare quegli introiti previsti, arrivando forse a poco più della metà di quanto stimato. Anche la revisione e la razionalizzazione della spesa non avrebbe i numeri necessari per il prossimo biennio, appena “un decimo delle coperture”, senza contare che la fetta più grossa arriva dalle minori risorse alla sanità.

Una valutazione, quella di Bankitalia, che è stata sposata anche dalla Corte dei Conti, che ha affermato come “il ruolo della spending review sia limitato” e che “sul fronte delle coperture emergono elementi di problematicità che inducono a qualche approfondimento”. Inoltre, la trasmissione trimestrale delle fatture Iva potrebbe effettivamente “incidere in modo strutturale sull’azione di contrasto all’evasione”, ma “l’esclusione da tali novità del settore delle vendite al dettaglio non consente di intercettare l’evasione che avviene a valle del processo di produzione e di distribuzione dei beni e dei servizi”.

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