Italiani, la generosità perde colpi

Entrate in calo per le associazioni non profit. Effetto crisi e dubbi sulla destinazione dei fondi

Nel mondo del non proflt girano meno soldi. Nel 2009 sono salite dal 25 al 32% le associazioni che segnalano una diminuzione della raccolta fondi.

I dati emergono da un’indagine dell’Istituto italiano della donazione su un campione di 103 associazioni. Secondo la ricerca, i settori in maggiori ristrettezze sono quelli della sanità e della ricerca scientifica che hanno dichiarato entrate in calo nel 34% dei casi.

Continua invece ad avere successo il 5 per mille, come a dire che gli italiani preferiscono donare direttamente a chi preferiscono piuttosto che lasciare i soldi allo Stato.
Nel 2008, tramite il 5 per mille, sono stati versati al volontariato 265.854.389 euro. Ben 9,2 milioni di contribuenti hanno messo la firma sulla denuncia dei redditi. In questi giorni le associazioni aspettano la definizione dei nuovi criteri per concorrere all’assegnazione dei fondi.

In questa speciale graduatoria ci sono alcuni organismo che fanno letteralmente incetta di fondi, riflettendo una gerarchia di valori ma anche una maggiore o minore capacità di farsi conoscere.
Nella top ten delle associazioni che hanno sbancato il 5 per mille comanda Medici senza Frontiere, con 9.201.601 euro, poi Emergency che si è portata a casa 9.111.565 euro. Medaglia di bronzo l’Unicef italiana con 7.654 163 euro, poi l’Associazione  Italiana per la Ricerca sul Cancro, con 5.972.402 euro, l’Associazione  Italiana contro le Leucemie, con 4.892.048 euro, e le Acli, con 4.008.272 euro.
E’ chiaro che gli italiani prediligono le associazioni che si occupano di malattie ed emergenze umanitarie, oppure di infanzia. E’ chiaro anche che la capacità di fare marketing attorno a una causa gioca un suo ruolo fondamentale.

C’è poi un altro problema: i soldi che dono, a chi e a cosa vanno realmente? Insomma, una questione di trasparenza.
Su tutto, gli italiani dovrebbero essere messi nelle condizioni di sapere quanto resta all’associazione per finanziare la struttura e quanto finisce davvero a chi ne ha bisogno. Oggi accede a queste informazioni solo chi ha il tempo e le competenze per leggersi un bilancio.

Il presidente dell’Agenzia per il volontariato, Stefano Zamagni, indica la soluzione: linee guida per le associazioni che impongano di utilizzare al massimo il 30% delle donazioni a sostegno della struttura e di pubblicare i rendiconti online.
C’è poi come una soluzione “di mercato” che si annida dietro l’angolo e che è già stata sperimentata: si chiama «borsa sociale» e dovrebbe essere una vera e propria borsa delle iniziative non profit.
Come può funzionare?
Secondo Zamagni dovrebbero essere emessi dei titoli di solidarietà, per i quali gli investitori avranno la garanzia della restituzione e della negoziabilità ad un tasso minimo stabilito. Tasso che sarà tra i 4 il 5% (reale al 3%), inferiore quindi a quello classico ma garantito. Secondo il presidente dell’agenzia per le Onlus “il 90% degli italiani investirebbe in titoli di questo tipo”. In questo contesto gli indicatori di efficacia servirebbero accanto a quelli di efficienza per monitorare il lavoro della borsa sociale e controllarne il sistema.

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