Italia ricca e diseguale. Cosa significa e perché non fa bene all’economia

Abbiamo l'1% della popolazione mondiale e il 5,7% della ricchezza. Ma perché sono sempre di più quelli che arrancano?

Chi ha detto che i numeri dell’economia non parlano all’uomo della strada? Ce ne sono alcuni semplici da leggere e che dicono molto del mondo in cui viviamo. Ad esempio quelli appena pubblicati dalla Banca d’Italia in uno studio dal titolo eloquente: “La ricchezza delle famiglie italiane“. Si parla, appunto, di ricchezza complessiva, da cosa è composta e di come è distribuita tra la popolazione.

L‘Italia è un paese ricco

Il primo dato riguarda la ricchezza complessiva:

  le famiglie italiane posseggono (con riferimento a fine 2009) una ricchezza lorda di circa 9.448 miliardi di euro;
  quella netta, cioè sottraendo le passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), ammonta  a 8.600 miliardi;
  è una ricchezza in aumento: la variazione annua è del +1,3%;
  il valore della ricchezza media per famiglia è di circa  350mila euro.

Ma come insegna il “pollo” di Trilussa, e come vedremo tra poco, la media inganna.

L’Italia è ricca anche in rapporto al resto del mondo:

  il nostro paese possiede il 5,7% della ricchezza mondiale,
  ma ha solo l’1% della popolazione mondiale,
  e il 3% del Pil (prodotto interno lordo) globale. Questo significa che, rispetto al mondo, gli italiani sono più ricchi del loro paese.

L’Italia è un paese diseguale

La musica cambia (per molti) quando si va a guardare la distribuzione di questa ricchezza. In termini tecnici si dice che il grado di concentrazione è alto: poche famiglie hanno molto e molte famiglie hanno poco.

Il dato di Bankitalia è significativo:

  il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% della ricchezza complessiva;
  il 50 delle famiglie più povere possiede il 10% della ricchezza complessiva.

Un dato che ci avvicina agli Usa, dove le differenze economiche sono molto più accentuate che in Europa da sempre più “equi”. Questo perché il vecchio continente è la patria del cosiddetto “welfare state“, cioè di un sistema economico che mette a disposizione di tutti, e non solo dei più ricchi, una serie di servizi (sanità, previdenza sociale, scuola) e li finanzia con il prelievo fiscale e il principio di progressività dell’imposta (i più ricchi pagano di più). Si chiama ridistribuzione della ricchezza.

E’ la principale scelta di politica economica che i governi devono fare: aumentare o diminuire la concentrazione della ricchezza. Per le posizione più liberiste l’economia deve regolarsi da sé e la diseguaglianza non va combattuta a tutti i costi. Ma una concentrazione della ricchezza troppo elevata danneggia l’economia perché riduce il volume generale dei consumi. Proprio quello che in una situazione di crisi si dovrebbe evitare. (A.D.M.)

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