Italia in deflazione: crollano i prezzi del grano ma non scende quello di pane e pasta

Prezzi del grano su livelli di 30 anni fa

(Teleborsa) La deflazione non molla la presa sull’Italia. Nonostante i deboli cenni di recupero dei prezzi arrivati il mese precedente, la tendenza torna a scendere. Nel mese di giugno 2016 l’indice nazionale dei prezzi al consumo  ha registrato un aumento dello 0,1% su base mensile e una diminuzione su base annua pari a -0,4% contro il calo dello 0,3% di maggio.

È quanto rivelato, oggi, dall’ ISTAT che spiega come i dati non fanno che confermare la stima preliminare. Dati che non si discostano molto dall’Eurozona anch’essa ancora attanagliata dalla deflazione. L’obiettivo della BCE di portare il tasso di inflazione vicino al 2%, dunque è ancora ben lontano, ecco perché l’Eurotower continua nella sua politica ultra espansiva, lasciando tassi di interesse fermi a zero e lasciando invariata la politica anche in termini di misure di quantitative easing (80 miliardi al mese), che da giugno include anche le obbligazioni societarie.

Una situazione, quella dei prezzi che stentano a decollare che in Italia fa crollare i prezzi nelle campagne italiane, dal calo a due cifre del 26% del grano duro fino al crollo del 16% per il latte su valori che non coprono i costi di produzione e spingono alla chiusura delle aziende agricole e delle stalle”. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione a giugno, sulla base delle rilevazioni Ismea alla produzione agricola.

Ma a pesare – continua la Coldiretti – sono anche gli effetti dell’embargo russo che ha azzerato completamente le esportazioni di ortofrutta, formaggi, carni e salumi Made in Italy e che ha anche provocato una devastante turbativa sui mercati agricoli europei che ha messo in crisi decine di migliaia di aziende agricole. Una situazione che – sostiene la Coldiretti – ha aggravato le difficoltà delle stalle italiane che stanno affrontando una crisi senza precedenti a causa del crollo dei prezzi che non copre più neanche i costi per l’alimentazione del bestiame. A rischio è il futuro di prodotti simbolo del Made in Italy ma anche un sistema produttivo sostenibile che – conclude la Coldiretti – garantisce reddito e lavoro a centinaia di migliaia di famiglie e difende il territorio nazionale dal degrado e dalla desertificazione”.

In questa situazione, la speculazione è dietro l’angolo. Per quanto riguarda i prodotti alimentari, Federconsumatori segnala che sta ricevendo segnalazioni in particolare sulla pasta. “Come denunciano gli agricoltori di grano duro, il prezzo di tale prodotto è passato da 35 Euro al quintale a circa 16 Euro al quintale. In poco più di un anno si è praticamente dimezzato. Non ci si spiega come mai, però, il prezzo della pasta è rimasto invariato”, spiega l’associazione che tutela i consumatori. “Se veramente il prezzo finale si fosse adeguato a tale variazione le famiglie avrebbero potuto risparmiare, per la pasta, circa 44 Euro l’anno (ipotizzando un consumo di 500 g al giorno) e, per il pane, circa 13 Euro l’anno (ipotizzando un consumo di 500 g al giorno)”, spiega Federconsumatori che punta il dito contro le “speculazioni che avvengono lungo la filiera” e sollecita “il Governo a intervenire con urgenza, specialmente nella fase delicata in cui si trova la nostra economia”, come dichiarato da Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

 

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