Italia e Francia unite nella lotta contro il libero mercato dei prezzi

L'intenzione è quella di mettere un freno a sconti e offerte speciali dei grandi distributori

Nonostante i continui “punzecchiamenti” a distanza tra Macron, Salvini e Di Maio, c’è ancora qualcosa su cui Francia e Italia sembrano trovarsi d’accordo: la lotta al libero mercato dei prezzi.

Cosa vuol dire? Che la logica degli sconti “folli” e delle super-offerte, specie online ma anche nella grande distribuzione, non piace per niente né al nostro Governo, né a quello dei “cugini” francesi. A dirla tutta, la libertà delle grandi multinazionali di fissare in autonomia i prezzi di beni e servizi sul mercato, potrebbe presto finire.

Le mosse del Governo Italiano

Non è un mistero, infatti, che nella Legge di Bilancio appena approvata in Italia, ci sia una proposta condivisa dalla maggioranza giallo-verde che è già stata ribattezzata “Legge anti-Amazon“. In pratica, quel che si vuole impedire è la vendita di prodotti a prezzi diversi, e fortemente scontati, sulle piattaforme di e-commerce.

Per riuscirci, l’intenzione sarebbe quella di monitorare in tempo reale i prezzi di tutti i beni circolanti sul mercato attraverso un software simile a quello utilizzato per i Bitcoin. Questo consentirebbe non solo di vigilare sui prezzi e sulle provenienze dei beni, ma anche di impedire che vengano scontati diversi a seconda dei canali di vendita o dei siti in cui compaiono.

E non è tutto. La proposta di legge avanzata dalla maggioranza, prevede anche un intervento sulla Legge Levi che nel 2011 aveva fissato al 15% lo sconto massimo che si può applicare sui libri, abbassando al 5% questa percentuale. Il motivo? Impedire ai grandi distributori, tra cui Amazon, di applicare forti sconti a catalogo che penalizzano le librerie tradizionali, gravate oltretutto dalle imposte previste dalla legge.

Cosa succede in Francia

Oltralpe, la lotta al libero mercato dei prezzi non è certo meno serrata, ma è focalizzata principalmente sul settore alimentare. Il 1° febbraio scorso è stata approvata la “Loi alimentation che vieta ai distributori di rivendere le merci con sconti tali da garantire un margine inferiore al 10%. Lo sconto massimo applicabile, nella fattispecie, non dovrà superare il 34%.

Un passo che potrebbe portare alla scomparsa delle vecchie offerte “3×2”, con l’unica eccezione per i prodotti alimentari deperibili. L’obiettivo è fare in modo che i colossi della grande distribuzione siano costretti a pagare di più i fornitori, che a loro volta corrisponderebbero compensi più alti ai produttori diretti, come agricoltori e allevatori, che insieme costituiscono una categoria molto importante per l’economia francese.

Una strategia il cui successo è tutto da verificare, ma che ha nel frattempo ha già provocato un aumento dei prezzi dei generi alimentari di circa il 4%.

Una battaglia giusta?

A questo punto, qualcuno potrebbe domandarsi se l’intervento statale sulle politiche di prezzo di beni e servizi sia lecito oppure no. C’è chi pensa che occorrerebbe intervenire direttamente “a monte” e fare in modo di limitare il grande potere negoziale che i colossi della grande distribuzione hanno sul mercato a tutti i livelli della filiera. Intervenendo, invece, solo sui prezzi finali e sulle logiche di sconto, a pagare potrebbero essere solo i consumatori.

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