Istat: un terzo degli italiani a rischio povertà

Molto lontano l’obiettivo di Europa 2020. Scende l'abbandono scolastico, donne più laureate degli uomini

(Teleborsa) Numeri che spaventano quelli che riguardano la povertà in Italia. Nel nostro paese, infatti, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 30% (18.136.663 individui), in aumento rispetto all’anno precedente.

“L’obiettivo di Europa 2020 rimane quindi molto lontano”. Lo dice l’Istat nel “Rapporto SDGs 2018. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. Prime analisi”. 

LA SITUAZIONE IN EUROPA – “Si mantiene stabile nel 2016 rispetto al 2015, con un’incidenza pari al 23,5% della popolazione (118 milioni di individui a rischio di povertà o esclusione sociale)”.

L’indicatore di povertà o esclusione sociale corrisponde alla quota di persone che presentano almeno una delle seguenti situazioni: sono a rischio di povertà di reddito, sono gravemente deprivate materialmente, vivono in famiglie con una molto bassa intensità lavorativa.

La povertà di reddito riguarda il 20,6% della popolazione (in aumento rispetto al 19,9% del 2015), la grave deprivazione materiale il 12,1% (dall’11,5%) mentre la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 12,8% (dall’11,7% del 2015).
Le disparità regionali sono molto ampie sia per l’indicatore composito sulla povertà o esclusione sociale, sia per i tre indicatori in cui si articola.
ARRANCA SEMPRE DI PIU’ IL SUD – Nessuna buona notizia, come da copione, per il Mezzogiorno che presenta i valori maggiori per tutti e quattro gli indicatori: è a rischio di povertà o esclusione sociale quasi la metà degli individui (46,9%) contro uno ogni cinque del Nord (19,4%).

POVERTA’ ASSOLUTA INTERESSA OLTRE 5 MILIONI DI ITALIANI– Nel 2017 si stima, invece, che siano 5 milioni e 58mila gli individui in povertà assoluta (8,4% della popolazione). 
ABBANDONO SCOLASTICO IN CALO–  Va meglio, per fortuna, sul fronte dell’istruzione. Il tasso di abbandono scolastico precoce è infatti sceso, nel 2016, al 13,8%, rimanendo pressappoco invariato nel 2017. Anche qui permangono sostanziali differenze territoriali a svantaggio del Mezzogiorno. In Italia la quota di ragazzi 15enni che non raggiungono la sufficienza in lettura è del 21% (19,5% nel 2012), mentre si attesta al 23,3% in matematica e scienze (rispettivamente 24,6% e 18,7% nel 2012) in leggero peggioramento rispetto ai tre anni precedenti.
LAUREA, DONNE FANNO LO SGAMBETTO GLI UOMINI – Per la prima volta nell’ultimo biennio si arriva all’obiettivo nazionale previsto da Europa 2020, “tuttavia sono ampie le differenze territoriali – con una maggiore incidenza di laureati al Nord e al Centro – e di genere”. Per le donne la quota di 30-34enni laureate è del 34,1%, per gli uomini del 19,8%.
Istat: un terzo degli italiani a rischio povertà