Istat: inflazione in frenata, giù i prezzi degli alimentari

A febbraio l'indice dei prezzi al consumo registra una variazione nulla su base mensile e aumenta dello 0,5% su base annua. Prezzi in frenata anche nell’Eurozona

(Teleborsa) Nel mese di febbraio l’Istat ritocca leggermente al ribasso la dinamica dei prezzi in Italia, portando la crescita annua allo 0,5% (dallo 0,6% preliminare e dallo 0,9% di gennaio) e confermando la variazione nulla mensile.

La frenata dell’inflazione si deve prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi degli Alimentari non lavorati (-3,2% da +0,4% di gennaio), cui si aggiunge il rallentamento della crescita dei prezzi sia degli Alimentari lavorati (+1,3% da +2,1%) sia dei Beni energetici regolamentati (+5,3% da +6,4%)”, chiarisce ancora l’Istituto.
FRENA IL CARRELLO DELLA SPESA – I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,7% su base mensile e dello 0,6% su base annua (da +1,2% di gennaio).
Non si fanno attendere i primi commenti delle associazioni.  Per il Codacons c’è una mancata ripresa dei consumi. “E’ evidente come la frenata dell’inflazione a febbraio sia influenzata dal crollo delle vendite, con il commercio al dettaglio che continua a soffrire e a registrare numeri negativi – dice il presidente Carlo Rienzi – La mancata ripresa dei consumi incide sui prezzi che non crescono come dovrebbero, o addirittura diminuiscono come nel caso degli alimentari, i cui listini scendono del -0,8% rispetto all’anno precedente. Ciò significa che solo per i beni alimentari la famiglia media risparmia 43 euro su base annua, cifra che sale a 57 euro nel caso di una coppia con due figli”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Federconsumatori che sottolinea che la frenata è legata alla fase di stallo dei consumi interni, mentre il calcolo sulla ricaduta annua dei prezzi sulle famiglie è di 148 euro a nucleo familiare.

LA SPESA CRESCE, I REDDITI NO – L’associazione, poi, ricorda i dati di un recente lavoro svolto su redditi e consumi nel quale emerge che la spesa delle famiglie cresce più dei redditi: “Dal 2013 al 2018 abbiamo registrato una crescita del reddito medio del +4,4% (3,8% al netto dell’inflazione), a fronte di un aumento della spesa del +6,4%”.

DIVARIO NORD- SUD – “La disaggregazione territoriale della variazione dei prezzi  indica, rispetto a 12 mesi fa, un’inflazione moderata al Nord, ma quasi nulla al Sud, a testimonianza che la fase di ripresa è ancora particolarmente fragile in alcune regioni del Paese. In questo quadro le prolungate incertezze sul possibile incremento dell’Iva per 12,5 miliardi di euro a partire dal prossimo mese di gennaio non aiuteranno la fiducia di famiglie e imprese”. Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati Istat sull’inflazione.
EUROFRENATA – Nuovo indebolimento dell’inflazione nell’area euro. A febbraio si è attestata all’1,1 per cento, secondo i dati definitivi pubblicati da Eurostat, a fronte dell’1,3 per cento di gennaio. In questo modo il caro vita si è ulteriormente allontanato dagli obiettivi ufficiali della Bce, che punta ad una crescita media dei prezzi al consumo inferiore ma vicina al 2 per cento.
In un recente intervento il presidente della Bce, Mario Draghi aveva espresso una crescente fiducia sulla convergenza dell’inflazione verso i valori obiettivo. “Ma dobbiamo ancora vedere prove convincenti del fatto che le dinamiche di inflazione si stiano muovendo nella giusta direzione. Quindi – ha affermato – la politica monetaria deve restare paziente, persistente e prudente”.

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