Istat: a marzo vendite in dettaglio in flessione

(Teleborsa) Marzo in flessione per le vendite al dettaglio che diminuiscono, rispetto al mese precedente, dello 0,2% in valore e dello 0,6% in volume. Su base annua, invece, si registra un aumento del 2,9% in valore e in volume. Lo rende noto l’Istat.  Nel complesso, marzo piuttosto  freddo per gli affari dei commercianti con l’effetto Pasqua traina gli alimentari.

Effetto-Pasqua – Le vendite di beni alimentari aumentano dello 0,6% in valore mentre in volume sono sostanzialmente stazionarie (-0,1%). Per i beni non alimentari si registra una diminuzione sia in valore sia in volume (rispettivamente -0,7% e -0,8%). Nel primo trimestre, l’indice totale delle vendite registra un calo congiunturale dello 0,3%, sia in valore sia in volume. Nello stesso periodo le vendite di beni alimentari aumentano dello 0,5% in valore e in volume, mentre quelle di beni non alimentari diminuiscono dello 0,9% in valore e dello 0,8% in volume. Su base annua, le vendite al dettaglio registrano un aumento del 2,9% in valore e in volume. Le vendite di beni alimentari registrano un rilevante aumento, pari al 7,5% in valore e al 6,8% in volume, mentre quelle di beni non alimentari diminuiscono dello 0,8% in valore e dell’1,0% in volume.

BENE ELETTRODOMESTICI E PRODOTTI DI PROFUMERIA – Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari, gli incrementi maggiori su base annua riguardano gli elettrodomestici (+4,5%), gli altri prodotti (+3,5%) e i prodotti di profumeria, cura della persona (+3,4%). In flessione risultano invece gli altri prodotti, con riduzioni più marcate per utensileria e ferramenta e calzature (-4,3% per entrambi i gruppi).

Non si fa attendere il commento dell’Unione Nazionale Consumatori, che sottolinea come i dati diffusi dall’Istat siano complessivamente negativi, anche se nella grande distribuzione c’è un aumento di vendite rispetto al periodo pre-crisi. Secondo il presidente Massimiliano Dona:Dati negativi. L’incremento su base annua è dovuto solo all’effetto Pasqua che ha influito sugli acquisti dei beni alimentari. Il settore non alimentare, infatti, registra un calo tendenziale dello 0,8%. Positivo, invece, il confronto dei dati di oggi con quelli pre-crisi del marzo 2008, quando la Pasqua è caduta ugualmente a marzo, il 23: le vendite totali sono inferiori solo dello 0,5% e addirittura la grande distribuzione registra un incremento del 12,6%, +14,2% per gli alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora ben lontani dall’aver recuperato le vendite perse durante la recessione”. 
ILLUSIONE PASQUALE – Sulla stessa lunghezza d’onda il commento del Codacons che sottolinea come i dati dell’Istat non fanno che confermare la “crisi dei consumi” in Italia, proprio perché l’aumento è legato alle feste pasquali. L’associazione parla infatti di “una mera illusione ottica dovuta agli acquisti per la festività di Pasqua”. “L’incremento delle vendite è dovuto solo ed esclusivamente alla Pasqua che quest’anno è stata festeggiata l’1 aprile. Ciò ho portato le famiglie ad effettuare acquisti legati alla festività negli ultimi giorni di marzo, spingendo in alto gli alimentari le cui vendite, non a caso, sono cresciute del +7,5%. Al netto dell’effetto Pasqua si registra ancora una crisi nera dei consumi in Italia, e lo dimostrano le vendite dei beni non alimentari che su base annua continuano a registrare numeri drammatici e calano a marzo del -0,8% in valore e -1% in volume”,  lo dice il presidente Carlo Rienzi. 
Istat: a marzo vendite in dettaglio in flessione