Ires, Imu, rottamazione: cosa c’è nel decreto crescita

Tutto ciò che contiene il decreto crescita, al di fuori della querelle governativa sul rimborso ai truffati dalle banche

Al netto del rinvio sul rimborso ai truffati dalle banche, che ha creato l’ennesimo episodio di tensione all’interno del governo col ministro Tria nell’occhio del ciclone, il decreto crescita rafforza gli incentivi fiscali per il rientro delle eccellenze italiane, emigrate all’estero, e introduce ex novo il ‘marchio storico’ per la salvaguardia dei brand italiani dall’assalto di aziende straniere, tra le altre misure. Nel provvedimento rientrano anche la sanatoria su tasse e multe per gli enti territoriali, la revisione del regime Ires, l’incremento del fondo per la prima casa.

REVISIONE IRES – Il dl rivede il regime Ires sostituendo la flat tax al 15% con una tassazione che si applica solo agli utili accantonati. Nel primo anno l’aliquota sarà al 22,5%, per poi calare di un punto percentuale sia nel 2020 sia nel 2021; a partire dal 2022 l’Ires scenderà al 20%.

IMU CAPANNONI – Aumenta la deducibilità dell’Imu sui capannoni che passa dal 40 al 50% nel 2019 e fino al 60’% nel 2020.

MINI BOND PER IMPRESE – Il decreto contiene misure per il rilancio degli investimenti privati, come la riorganizzazione del fondo di garanzia delle pmi, per sostenere l’accesso al credito delle imprese in difficoltà. Il fondo potrà essere utilizzato anche a garanzia delle obbligazioni emesse dalle pmi, cioè i mini bond.

ROTTAMAZIONE-TER – Arriva il condono per le multe auto, Imu, Irap, Tasi: la rottamazione delle cartelle viene estesa dall’Erario anche a regioni, province, città metropolitane e comuni. La sanatoria prevede lo sconto di sanzioni e interessi.

ACCELERATA DISMISSIONI – Viene esteso anche agli Enti locali il piano di dismissioni di immobili pubblici. Oltre l’80% dei beni immobili della Pa risulta in mano agli Enti locali, da qui l’idea di estendere il perimetro dei soggetti che possono contribuire alle cessioni a beneficio del calo del debito pubblico, sempre che l’operazione riscuota successo.

BASTA CERVELLI IN FUGA – Il dl rafforza gli incentivi per il rientro dei cervelli: docenti e ricercatori che trasferiscono la residenza in Italia dal 2020 vedranno aumentare dal 50 al 70% la quota della base imponibile esclusa dalla tassazione. Inoltre passa da 4 a 6 anni la durata del regime di favore fiscale e si estendono ulteriormente le agevolazioni in base al numero dei figli o in presenza di un acquisto di una casa nel Belpaese.

FONDO PRIMA CASA – Nuove risorse in arrivo per il Fondo di garanzia per la prima casa. La norma prevede la riduzione degli accantonamenti a copertura del rischio passando dal 10% all’8% dell’importo garantito.

BONUS EDILIZIA – Bonus in arrivo per la valorizzazione dell’edilizia. Le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che acquistano e, entro i successivi 10 anni, demoliscono e ricostruiscono l’edificio potranno beneficiare di diversi incentivi: una tantum di 200 euro per l’imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale; possibilità di variazione volumetrica e alienazione rispetto al fabbricato preesistente. 2019.

SCUOLE E LAMPIONI – Contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile. Le amministrazioni si vedranno assegnati automaticamente contributi, nel limite massimo di 600 milioni di euro per l’anno 2019. Gli interventi e le forniture devono essere avviati entro il 15 ottobre 2019.

MARCHIO STORICO – Nasce il ‘marchio storico di interesse nazionale’. Le persone fisiche o giuridiche con marchi d’impresa vecchi di almeno mezzo secolo, o per le quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni, si potranno iscrivere nell’apposito registro. Le aziende in crisi potranno essere aiutate dallo Stato, che scenderà in campo se le imprese si troveranno in difficoltà.

ITALIAN SOUNDING – Pizzerie ‘Mafia’, magliette ‘Marina’, formaggi ‘Parma’. Arriva la stretta sulle parole che fanno pensare all’Italia, e che vengono utilizzate proprio per attirare possibili clienti. La norma mira a tutelare maggiormente i segni riconducibili alle forze dell’ordine e alle forze armate e i nomi di regioni e comuni. In particolare si vieta la registrazione di marchi d’impresa che contengano parole ‘italian sounding’ e, più in generale, di figure o segni lesivi dell’immagine o della reputazione dell’Italia.

MADE ITALY – Il ‘made in Italy’ diventa un simbolo, accompagnato dall’emblema dello Stato italiano e inserito in una contrassegno antifalsificazione. Solo le imprese che producono beni con reale origine in Italia potranno utilizzare il contrassegno.

In collaborazione con Adnkronos

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