Investimenti, l’aumento del rischio Italia rende più interessante il Btp

Aumenta la differenza di rendimento tra il Btp italiano e il bund tedesco. Con i titoli nostrani si arriva al 4,80% sui dieci anni. Frutto (avvelenato?) della scarsa affidabilità

Anche nel mondo degli investimenti i titoli di Stato italiani seguono la vecchia legge del “seduttore latino”: meno affidabile e più attraente. Il rendimento lordo dei Btp (Buoni del Tesoro poliennali) a due anni supera il 3% contro l’1,70% del Bund, il “collega” tedesco. Un differenziale che si ritrova anche sulle scadenze più lunghe: a 10 anni si arriva al 4,80% su 3% circa.

E’ l’effetto (paradossale) della nostra minore affidabilità. L’agenzia di rating internazionale Standard & Poor, infatti, ha recentemente confermato la valutazione A+ per il debito pubblico al lungo termine (al 5° posto nella scala di affidabilità, ben sotto i paesi a “tripla A” come Germania, Francia e Olanda) ma soprattutto ha rivisto al ribasso l’outlook (cioè le previsioni) portandolo da “stabile” a “negativo“.

Un vantaggio pericoloso

Come è tipico nelle dinamiche finanziarie, questo ha portato a un aumento dello spread cioè la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato a medio-lungo termine italiani e quelli tedeschi, che per la loro affidabilità rappresentano un riferimento europeo. Lo spread aumenta quando gli investitori si orientano su un titolo ritenuto più affidabile e quindi il rendimento del titolo meno affidabile deve salire per attirare gli investitori  E’ la classica proporzionalità diretta tra rischio e rendimento.

Il risultato finale è che i titoli italiani stanno diventando più attraenti. Come sottolinea Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus Sim, dalle colonne del CorrierEconomia, “rispetto a un paio di anni fa, quando il differenziale di rendimento fra il Btp a 10 anni e il bund tedesco era inferiore all’1%o, ci troviamo in una situazione in cui dovremo abituarci a un livello strutturalmente più elevato dei rendimenti italiani rispetto a quelli dei paesi di area euro con un rating tripla A”. E continua: “rinunciare a questi rendimenti non è facile e non ha molto senso, tanto più che già sulle scadenze più brevi i Btp italiani garantiscono la salvaguardia del capitale rispetto all’inflazione, oggi al 2,7%”.

Ma va anche ricordato che questo vantaggio concorrenziale è un indice pericoloso che, oltre a indicare il precario stato di salute dell’economia italiana, è destinato a fare da volano all’ulteriore aumento del debito.

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