In Italia resta difficile fare impresa: 10 le spine nel fianco degli imprenditori

(Teleborsa) Fare commercio in Italia resta difficile, per colpa del fisco, della burocrazia, delle infrastrutture, dei tempi di pagamento, del costo dei servizi pubblici e di molto molto altro.
La situazione, seppur in miglioramento, resta pesante: le aziende per non essere sopraffatte dalla crisi devono combattere con tutte le proprie forze, cercando di non soccombere all’agguerrita concorrenza europea. Nella graduatoria di Doing business,
stilata dall’ufficio studi di Confartigianato in occasione della Relazione annuale, l’Italia risulta salita al 45esimo posto dal 65esimo del 2014, ancora lontanissima da Gran Bretagna (6),
Spagna (33), Francia (27) e Germania (15).

Non ci resta che rimboccarci le maniche, tentando di sciogliere quelli che l’Associazione delle imprese artigiane chiama i dieci nodi che frenano la crescita del Bel Paese, illustrati da Sergio Rizzo in un articolo sul Corriere della Sera.
La zavorra più gravosa per le imprese italiane è sicuramente la pressione fiscale, che supera di ben 16,7 punti la media UE. Per questa voce l’Italia ha risalito appena una posizione, passando dalla 138 alla 137.
Bisognerà poi cercare di ridurre il divario digitale: gli utenti che dialogano online con la pubblica amministrazione sono ancora il 20,3% a fronte del 36,2% dell’Europa.
E con la giustizia come siamo messi? Male, i procedimenti civili sono davvero troppo lunghi, con 1.120 giorni per risolvere una disputa commerciale, oltre il doppio dei 543 medi europei.
Situazione pesante anche sul fronte dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione: 131 giorni a fronte di 51. Questo ritardo si riflette anche sui pagamenti fra le stesse imprese, per cui servono 80 giorni anziché 39.

Si passa poi al costo dell’energia elettrica, più alto del 29,8%; all’inadeguatezza delle infrastrutture, indicata come un serio problema dall’82% degli imprenditori italiani, contro il 46% degli europei; alla corruzione, ritenuta un pericolo mortale dal 60% degli intervistati in uno speciale sondaggio: 20 punti in più del valore europeo; alla burocrazia, considerata un peso insormontabile dall’86% degli operatori economici. Peggio di noi Grecia (95%) e Francia (89%). Da non dimenticare la scarsa qualità dei servizi pubblici e le tariffe di acqua e rifiuti sopra la media.

Queste problematiche mettono in evidenza inefficienze, ritardi, costi del sistema Paese che bloccano la competitività delle nostre imprese. “E così – sottolinea il Presidente Giorgio Merletti – la vita degli imprenditori è ancora un percorso a ostacoli”. In particolare sul fronte della burocrazia, il Presidente Merletti sostiene che “la battaglia per semplificare gli adempimenti amministrativi non si vince insistendo a fare norme di semplificazione che poi rimangono sulla carta. Con il risultato che gli imprenditori continuano ad essere perseguitati dalle ‘carte’. Bisogna semplificare la semplificazione. Significa attuare le leggi che esistono già, eliminare quelle inutili, superare la frammentazione di competenze e di responsabilità sulla materia e fidarsi un po’ di più dei ‘pericolosi’ imprenditori”.

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