Imprese: fallimenti in frenata nel 2016. Ma è boom (negativo) in Sardegna

(Teleborsa) “Fallimento”, basta la parola. Con la crisi che non conosce stagione, negli ultimi anni, è cresciuto sensibilmente il numero delle imprese costrette a fronteggiare lo spauracchio del fallimento, sempre dietro l’angolo.

In un quadro, perciò, ancora desolante, arriva una piccola buona notizia a dare una boccata d’ossigeno: fallimenti in frenata nel 2016 e piccoli rassicuranti segnali che arrivano dalla fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere secondo cui lo scorso anno, in media, 1,9 imprese ogni mille registrate negli archivi delle Camere di commercio, hanno “portato i libri in tribunale”, un’espressione, purtroppo, molto usata nell’ultimo periodo che non annuncia nulla di buono. Anzi.

Prosegue, però, il calo dei fallimenti delle aziende italiane. Nel 2016 sono, infatti, scesi del 7 per cento nei primi undici mesi attestandosi a poco più di 1.000 al mese. In totale sono state 11.655 le procedure fallimentari aperte dalle imprese tra gennaio e novembre dello scorso anno, contro le 12.583 dell’analogo periodo dell’anno precedente.

SARDEGNA MAGLIA NERA – Il calo riguarda tutta la Penisola, fatta eccezione per la Sardegna, in controtendenza, dove i fallimenti aumentano sfiorando il 20%, Basilicata (+14,3%) e Sicilia (8,8%). In termini assoluti, la regione con il maggior numero di procedure aperte è la Lombardia (2.511), seguita dal Lazio (1.373) e dal Veneto (1.031). Ed è ancora la Lombardia in vetta nella classifica regionale per incidenza dei fallimenti sul tessuto imprenditoriale locale, con 2,6 nuove procedure ogni mille imprese. Ma al secondo posto si colloca questa volta la Toscana (2,3), seguita a ruota dal Lazio (2,2). Sul fronte opposto è la Basilicata a detenere il tasso di fallimenti meno elevato sul totale imprese (0,9 procedure aperte ogni mille imprese), rincorsa dalla Valle d’Aosta (1,2) e, dal tandem, Calabria e Puglia (1,4). La contrazione del flusso di nuovi fallimenti si registra in tutte le principali forme giuridiche, con l’eccezione di un incremento nel settore delle cooperative e consorzi. Mentre a livello settoriale, tra i principali comparti, è il commercio quello in cui si osservano i progressi più marcati, con un calo a due cifre delle procedure fallimentari che sfiora la soglia del 12%. Più contenute, invece, si presentano le riduzioni nell’industria e soprattutto nelle costruzioni, dove i fallimenti fanno registrare una flessione rispetto ai livelli del 2015 dell’ordine del 6%.

LA GRANDE CRISI DEL COMMERCIO – La scure della crisi non ne vuole sapere di risparmiare il commercio che appare ancora il settore più pesantemente colpito dal fenomeno: 2.705 procedure fallimentari aperte tra gennaio e novembre 2015, pari al 23,2% del totale fallimenti. Seguono le costruzioni con 2.380 eventi aperti (20,4%) e l’industria manifatturiera con 2.187 (18,8%).

RISCHIO MANIFATTURA – La manifattura è, invece, il comparto – al netto di quelli di minori dimensioni per numero di imprese – dove l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata (3,8 procedure aperte ogni mille imprese esistenti).

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