Immobiliare, bene a metà: segnali di ripresa ma prezzi ancora deboli

E' quanto emerge dall'Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma

(Teleborsa) Sono anni ormai che si parla della lunga crisi del mercato immobiliare. Sembra però che il peggio sia alle spalle. Il quasi però è d’obbligo. A far ben sperare per il futuro,  segnali di crescita per il mercato immobiliare che si avvicina, finalmente al punto di svolta. C’è finalmente luce alla fine del tunnel?

PUNTO DI SVOLTA – E’ quanto emerge dall’Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma. “Il mercato immobiliare italiano”, dice la società di ricerca nell’Osservatorio presentato a Milano in Assolombarda, “si sta lentamente avvicinando al punto di svolta, grazie al dinamismo delle compravendite che però non ha ancora trainato i prezzi, nonostante qualche segnale di svolta seppur sporadico”.

MILANO,  PROVE GENERALI DI RIPRESA – Il ritorno positivo della variazione dei prezzi, ora circoscritto al mercato milanese destinato ad ampliarsi, accrescerà l’interesse di quella componente di domanda latente, conferendo ulteriore slancio alla ripresa.

I NUMERI – A consuntivo del 2017, le compravendite in Italia si attestano poco al di sotto delle 543mila con riferimento alle abitazioni e oltre le 55mila per le attività produttive (10.500 uffici, 32.800 negozi e 12mila magazzini e capannoni). Sul fronte delle locazioni si rileva il crescente ottimismo degli agenti interpellati sospinto da un ritorno della domanda che non risulta circoscritto alla residenza, ma che si sta estendendo anche alla componente di immobili da locare per le attività produttive.

PREZZI ANCORA DEBOLIFin qui tutto bene. A metà. Prezzi, come detto, ancora deboli, in calo del 2% per l’usato e dell’1,2% per il nuovo.”La residua debolezza rilevata, prosegue Nomisma, rappresenta un retaggio del passato (sopravvalutazioni) e fragilità correnti (composizione della domanda e dipendenza da mutui)”.

“L’unica possibilità di deroga al “new normal” che si profila è rappresentata da un irrobustimento della domanda di investimento più marcato rispetto a quanto fin qui osservato”.

Per il think tank bolognese “lo smaltimento delle tossine accumulate rappresenta un processo molto più lungo e complesso di quanto accaduto in passato, appesantito dall’inefficienza di un mercato in cui molti operatori hanno preferito salvaguardare teoriche ricchezze e coperture piuttosto che fare prontamente i conti con la realtà”.

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