Immigrati, le rimesse non conoscono la crisi

Cresciute nel 2008, l’anno della grande crisi. E nel 2010, dopo un piccolo stop, nuovo balzo in avanti

La capacità di fare reddito degli immigrati regge l’urto della crisi. I dati dell’ultimo rapporto della World Bank Migration and Development ci dicono che gli emigrati hanno spedito nel 2008 verso le rispettive madre patrie somme per un ammontare globale pari a 338 miliardi di dollari. Una somma superiore a quella dell’anno precedente che, nonostante il leggero calo nel 2009, tornerà a crescere – di poco – nel 2010.

Dati più precisi sono stati forniti lo scorso febbraio da Eurostat. Nel 2008 le rimesse , nonostante la crisi economica deflagrata nella seconda metà dell’anno, sono infatti cresciute, anche se di poco, rispetto al 2007 passando da 31,3 a 31,8 miliardi di euro.
Le rimesse, nel giro di appena quattro anni sono quasi raddoppiate rispetto ai 19,4 miliardi del 2004 e la loro componente extra-europea è di gran lunga quella maggioritaria e con la più forte crescita (nel 2008 rispetto al 2004 le rimesse infracomunitarie sono passate da 7,9 a 9,3 miliardi, mentre quelle dei lavoratori non comunitari sono salite, nello stesso periodo, da 11,5 a 22,5 miliardi).
Nella classifica per paesi 2008, le rimesse dall’Italia occupano, come già nel 2007, il secondo posto dietro la Spagna e distanziano di molte lunghezze quelle effettuate da paesi d’immigrazione storica come la Francia e la Germania. Soprattutto per quanto riguarda i flussi monetari diretti al di là dei confini della Ue.

Questi sono numeri importanti viste le componenti negative che interessano ampi settori dell’economia.
La spiegazione sta nelle caratteristiche anticicliche del lavoro immigrato. Si tratta soprattutto di servizi del terziario e di quelli alla persona che risentono poco delle fluttuazioni negative del mercato.

Immigrati, le rimesse non conoscono la crisi