La Bundesbank compra titoli di Stato: così la Germania dribbla i trattati

In barba ai trattati la Bundesbank acquista e "congela" i titoli di Stato sul mercato primario

Fra le pieghe dei Trattati europei c’è una norma che vieta categoricamente alle banche centrali dei Paesi dell’Unione di acquistare titoli di Stato sul mercato primario, fattispecie che andrebbe a configurarsi come "prestito di ultima istanza". Ciononostante la Bundesbank, la banca centrale tedesca, si è resa protagonista di diverse azioni di questo tipo, che permettono di ridurre notevolmente il costo da pagare sul debito. Perchè in Germania sì e non altrove?
 
L’ASTA – Nel giro di due settimane, per ben due volte la Bundesbank è intervenuta sul mercato primario (quello in cui i Paesi collocano in prima battuta i titoli di Stato per grandi investitori privati, come fondi e grandi banche internazionali) andando a "coprire" la quota di titoli invenduta a causa di mancanza di offerta, per destinarli in un secondo momento sul mercato secondario (quello aperto a tutti gli investitori, famiglie e "comuni mortali" compresi). Nello specifico, mercoledì si è svolta un’asta di Bund a 30 anni. Una parte dell’offerta di titoli è risultata scoperta in quanto gli investitori richiedevano rendimenti più elevati. Alla fine è stato raccolto quanto previsto – 1,8 miliardi di euro – ma 377 milioni sono stati piazzati grazie all’intervento della Bundesbank che ha coperto l’invenduto. La scorsa settimana era successa più o meno la stessa cosa con l’asta del Bund decennale, allorchè per raccogliere 5 miliardi non erano stati sufficienti gli investitori privati (3,72 miliardi), il resto, 1,28 miliardi, era stato coperto dalla Bundesbank.
 
IL TRATTATO – I Trattati europei in proposito sono categorici. L’articolo 101 del Trattato di Maastrich vieta esplicitamente l’acquisto sul mercato primario di titoli di Stato da parte delle banche centrali. "È vietata – si legge nell’articolo – la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Bce o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate ‘banche centrali nazionali’), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Bce o delle banche centrali nazionali". Le banche centrali nazionali, come la Bundesbank, non possono dunque acquistare titoli invenduti in asta, o verrebbe a configurarsi una situazione di "prestito di ultima istanza" o comunque una monetizzazione del debito. Quello di "prestatore di ultima istanza" è un ruolo che molti ‘euroscettici’ o comunque ‘eurocritici’ affiderebbero volentieri alla Bce (sul modello della Federal Reserve americana), ma al momento è un ruolo del tutto incompatibile con l’architettura europea sia per la Bce che per le singole banche centrali.
 
NON UN ACQUISTO MA UN ‘CONGELAMENTO’ – In realtà ciò che fa la Bundesbank non è un vero e proprio acquisto di Titoli, bensì una sorta di ‘congelamento’ degli stessi. La banca centrale tedesca non acquista i titoli di Stato invenduti sul mercato primario, ma li custodisce in una sorta di conto vendita definito "Ammontare messo da parte per operazioni sul mercato secondario" (è un servizio che la Bundesbank svolge per conto dell’Agenzia del debito tedesca, chiamata Finanzagentu). I titoli invenduti finiscono dunque in una sorta di "non luogo", in attesa di essere collocati sul mercato secondario.
Dunque potrebbe essere questo il grimaldello con cui la Germania "aggira" il rigido regolamento comunitario, contribuendo ad abbassare i propri costi sul debito, senza infrangerlo. E se così è (e il silenzio della Ue in proposito sembra confermarlo), non si capisce cosa aspettino gli altri Paesi dell’Unione a fare lo stesso. A partire, evidentemente, da quelli più in sofferenza.

 

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