Il Portogallo supera l’Italia ed esce dalla crisi

I bond lusitani rendono meno dei nostri. A inizio anno c'erano 180 punti a nostro favore

C’è evidentemente un modo di uscire dalla crisi, o quanto meno di rinvigorire i propri fondamentali economici, senza l’austerità e le cure lacrime e sangue come nel caso della Grecia. Ne è testimone il Portogallo, che in pochi mesi ha scavalcato e distanziato l’Italia quanto a solidità economica e credibilità da parte dei mercati. Tanto che sia Fitch che Standard & Poor’s ne hanno rialzato la valitazione da “BB+” a “BBB”, un doppio salto inedito per i titoli lusitani, che solo nel 2011 erano definiti spazzatura.

Al momento, i rendimenti decennali si attestano all’1,78%, meno dell’1,80% offerto dagli omologhi BTp italiani a 10 anni. All’inizio dell’anno, si legge nell’articolo di Giuseppe Timpone per Investire Oggi, lo spread era di 180 punti base in favore dell’Italia. Tra il 2011 e il 2014, Lisbona è stata sottoposta a un programma di assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI) da 78 miliardi. Come l’Irlanda, il paese ha dimostrato di essere in grado di uscire dalla crisi e di riacquistare la fiducia dei mercati con riforme economiche efficaci e varate tempestivamente.

Riforme peraltro non così in linea con quelle caldeggiate da Bruxelles, visto che il premier socialista Antonio Costa, appoggiandosi a una maggioranza parlamentare tutta di sinistra e con forti venature anti-austerità e persino euro-scettiche, ha applicato un ritorno al passato con lo smantellamento delle riforme attuate dal precedente esecutivo conservatore di Pedro Passos-Coelho. Se è vero che parte di quelle misure sono state riviste, con la reintroduzione di alcune festività soppresse nel pubblico impiego e l’allentamento dell’austerità su dipendenti pubblici e pensionati, grazie anche al boom delle esportazioni si è registrata negli anni una ripresa economica quasi impensabile poco prima.

Per quest’anno, la banca centrale portoghese stima una crescita del pil del 2,6%, seguita da un +2,3% per l’anno prossimo. E così, dal 2014 al 2018, il paese avrà avuto un rialzo complessivo del pil del 9% contro il +4,2% atteso nel periodo per l’Italia. A questi ritmi, Lisbona si mostrerebbe in grado di adempiere persino le previsioni contenute nel Fiscal Compact, tra cui il taglio del rapporto debito/pil per il 5% annuo della parte eccedente il 60%. Forti progressi anche sul fronte del mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione sceso a ottobre all’8,6% contro quasi il 18% raggiunto nel 2013, attestandosi oggi al di sotto dei livelli medi nell’Eurozona.

Così i socialisti portoghesi hanno trionfato alle recenti elezioni amministrative, ottenendo il massimo storico del 39% e conquistando la gran parte dei sindaci in palio. Considerando che al momento sarebbe l’unico governo di sinistra a vincere in Europa, il risultato appare ancora di più eclatante.

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