Il Nobel Stiglitz vede Renzi: “Euro nocivo, ma ora è impossibile uscirne”

Per salvarsi servono meno austerità per i ceti più deboli, Eurobond e una tassazione sulla ricchezza e sui capitali

Chiamato dall’università della Confindustria a una lezione sul tema “Si può salvare l’euro?”, l’ex capo dei consiglieri economici di Clinton e premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz, ha ipotizzato scelte radicali per il salvataggio di un’Eurozona sempre più a rischio deflazione dopo la lunga crisi. Per salvarsi, secondo Stiglitz, tutta la costruzione dell’euro deve essere ribaltata. "L’Europa ha fatto un unico grande errore: l’Euro. Questo non vuol dire però che bisogna abbandonarlo" – ha detto l’economista.
 
I PROBLEMI STRUTTURALI – "Al momento della sua introduzione l’Euro era un’iniziativa politica, non economica – ha spiegato Stiglitz – quando è stato introdotto non c’era un supporto adeguato a quello che era necessario. Si prevedeva che ci sarebbero stati problemi, ma pochi avevano stimato quanto l’Euro potesse essere nocivo per l’Europa". I problemi, ha aggiunto il professore della Columbia University, "non riguardano la struttura di ciascun singolo paese. Il problema fondamentale è la struttura dell’Eurozona e delle politiche che sono state perseguite, un fallimento delle idee che hanno fatto parte delle mode degli economisti dell’epoca". “Sono fallite le idee che a quell’epoca erano di moda – prosegue Stiglitz -, che i mercati funzionassero sempre e si aggiustassero da sé”. Solo che l’intero edificio europeo e i suoi amministratori non hanno preso atto dei fallimenti. Continuando a fare scelte che, viste dall’altro lato dell’oceano, appaiono insensate. Come tenere l’euro forte per combattere un inesistente pericolo di inflazione. Oppure punire le vittime della crisi (come la Grecia), invece di aiutarle a produrre e risollevarsi. O continuare a spingere sull’austerità, fingendo di credere all’idea “sciocca” che possa esserci una contrazione espansiva.
 
COSA SI PUO’ FARE ORA – Nell’ambito del percorso che secondo Stiglitz può portare alla salvezza dell’euro e dell’Europa, il primo passo tocca alla locomotiva Germania, chiamata ad aumentare i salar, per riequilibrare i pesi nell’eurozona e trainare la crescita. Il secondo tocca a tutti: “L’euro era un progetto collettivo e si chiede ora un’azione collettiva per salvarlo”. Con ricette già circolate recentemente negli ambiti economici progressisti e lontano dalla cancelleria tedesca: eurobond, quadro fiscale unico, unione bancaria, politica industriale, ristrutturazione dei debiti. E un fisco contro le diseguaglianze: in tutt’Europa, dice Stiglitz collegandosi al manifesto di Thomas Piketty e altri economisti francesi, deve crescere la tassazione sulla ricchezza e sui capitali. Una sorta di patrimoniale per salvare l’euro, a tutti gli effetti.
 
A PRANZO CON RENZI – Al termine della conferenza alla Luiss, Stiglitz si è intrattenuto a pranzo col premier Matteo Renzi, al quale potrebbe avere ribadito le impressioni proposte alla platea studentesca. Certo il Nobel non ha molta fiducia, per la salvezza dell’euro e dell’Italia, nelle politiche che vanno per la maggiore su indicazione di Berlino e Bce: come le “riforme strutturali” che sempre si invocano, a partire da quelle dei mercati del lavoro. Spesso utili o anche sacrosante, dice Stiglitz: ma non è certo stata la loro assenza a produrre la crisi, e anzi alcune di esse possono essere oggi controproducenti, per esempio quelle che abbassano i salari dei ceti più deboli riducendo ancora di più i consumi e la domanda per l’economia.
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