Il microcredito per combattere la crisi: in Italia 182 iniziative avviate. Dove trovarle

L'Italia gioca la carta del microcredito per sostenere piccole imprese e famiglie. Da Bankitalia segnali allarmanti: a due famigile su tre il reddito non basta

Costituire un modello di welfare e sviluppo imprenditoriale che non cada nelle logiche ‘assistenziali’. In sintesi è questa la ragion d’essere del microcredito, uno strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione, cui viene abitualmente preclusa la possibilità di ottenere un credito bancario.
Se il "microcredito" fino a qualche anno fa era associato ai paesi in via di sviluppo e alla brillante iniziativa dell’economista bengalese Muhammed Yunus (Nobel per la pace 2006) fondatore prima banca al mondo che effettua prestiti ai più poveri tra i poveri, adesso è una realtà su cui puntano le economie cosiddette avanzate per combattere la recessione.

E in Italia, lo strumento trova numerosi soggetti impegnati nel campo. L’Ente Nazionale per il Microcredito (www.microcreditoitalia.org) individua infatti 182 iniziative di finanziamento attive su tutto il territorio.
Il record spetta alla Lombardia con 30 iniziative, segue la Toscana con 19, 16 nel Veneto, 11 nel Lazio, 10 in Piemonte e in Puglia, 8 in Campania e in Abruzzo…
Sulla base della definizione fornita dall’art. 111 del Testo Unico Bancario, il microcredito assume una duplice configurazione: quella del microcredito per le attività imprenditoriali o di lavoro autonomo e quella del microcredito sociale, erogato a beneficio delle sole “persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale".
Nel primo caso, il microcredito può dirsi tale se è concesso a persone fisiche, società di persone o società cooperative ed è finalizzato all’avvio o all’esercizio di un’attività di lavoro autonomo o di microimpresa. Il finanziamento concesso deve essere di ammontare massimo pari a 25.000 euro, non deve essere assistito da garanzie reali e deve essere affiancato da un’attività ausiliaria di assistenza e monitoraggio dei soggetti beneficiari.
Nel caso del microcredito sociale, invece, i finanziamenti concessi alle persone fisiche precedentemente individuate possono essere erogati dal soggetto finanziatore solo in via non prevalente, sono di importo pari o inferiore a 10.000 euro e non prevedono la prestazione di una garanzia reale.
La vulnerabilità finanziaria di un potenziale beneficiario può avere origini diverse (malattia, perdita del posto di lavoro, ma anche necessità di acquisto casa o nascita di un figlio) ma in ogni caso si riferisce alla condizione in cui gli interessi sui debiti sono superiori al 30% del reddito disponibile.

L’ultimo studio pubblicato nei Quaderni della Banca d’Italia fotografa una situazione di stabilità nel 2012, con i debiti finanziari delle famiglie in rapporto al reddito disponibile rimasti praticamente invariati (65%). La quota di famiglie vulnerabili è in misura del 2,2% del totale (sale al 3,6% se si considera unicamente il reddito monetario).
Ma, sempre Palazzo Koch lancia un preoccupante allarme "a conferma del disagio espresso dai nuclei familiari, nel 2010 è aumentata al 65% (era al di sotto del 40% nel 1990) la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario. L’incremento è più diffuso per i nuclei che vivono in affitto, in cui il capo-famiglia è operaio oppure disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale», conclude lo studio della Banca d’Italia.
Inoltre, sottolinea ancora lo studio, è aumentata la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Nel 2010 il 9% delle famiglie italiane aveva un reddito basso e, in caso di perdita del lavoro, una ricchezza finanziaria sufficiente per vivere a livello della linea di povertà per appena sei mesi. Fra i giovani la percentuale è il 15% mentre sale al 26% per gli affittuari”.

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