Il Governo alla prova del Def: taglio di due miliardi alla spesa

Tria prepara il "piano" per uscire dalle sabbie mobili. La parola d'ordine è prudenza: verso il taglio dello 0,1% del Pil

Pil, deficit, debito e crescita, 4 parole strettamente legate tra loro da cui ne dipende un’altra fondamentale per il nostro futuro: la ripresa del nostro paese che al momento, purtroppo, sembra davvero uno scenario lontano. L’impresa, se non proprio impossibile, è quantomeno molto ardua visto che c’è da fare quadrare i conti che ovviamente non tornano mai. Il nemico si chiama debito pubblico ed è il simbolo di un’economia che proprio non ce la fa a rialzarsi.

DI MALE IN PEGGIO – Se al momento è pari al 132,1% presto potrebbe arrivare a superare il 133% a causa della crescita zero dell’economia. Lo dice una ricerca presentata alla trentesima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, l’evento che riunisce i più importanti industriali e imprenditori italiani privati. Il messaggio è chiaro: bisogna cambiare rotta, perché l’attuale rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo dista solamente 18 punti “dal livello massimo raggiunto nell’economia post bellica del 1920”. Ma c’è di più: nel rapporto si legge anche che l’attuale debito pubblico è “del 22% superiore al picco raggiunto nella Seconda Guerra Mondiale”.

NESSUNO VUOLE ESSERE TRIA – Insomma, al netto di tutte queste considerazioni, tutt’altro che positive, Alzi la mano chi vorrebbe in questo momento essere al posto – a dire il vero molto scomodo – del Ministro dell’Economia Giovanni Tria che, ora per un motivo, ora per l’altro è nella bufera da mesi, tirato per la giacchetta dagli uni, criticato dagli altri, chiamato a fare lo slalom tra cifre e numeri. In sottofondo, la “voce” dell’Ue che manda messaggi tutt’altro che sibillini.

L’ALLARME DI DOMBROVSKIS – “Per quanto riguarda quest’anno, l’economia ha rallentato”, e la stima di 0,2% delle previsioni economiche d’inverno “potrebbe essere anche più bassa, e dobbiamo vedere che implicazioni avrà sul bilancio”:ha detto il vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis rispondendo a una domanda sull’Italia durante la conferenza stampa dell’Ecofin.

TUTTI I NODI VENGONO AL “DEF” – La prossima, imminente scadenza per l’esecutivo si chiama Def, il Documento di Economia e Finanza. Per questo, oggi lunedì 8 aprile, Subito dopo l’incontro con i risparmiatori truffati dalle banche e in attesa di risarcimenti, a Palazzo Chigi si terrà una riunione sul Def, in vista del Cdm che il premier Giuseppe Conte vorrebbe si tenesse già domani. All’incontro oltre al presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, i due viceministri al Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia, il ministro per i Rapporto col Parlamento Riccardo Fraccaro.

FLAT TAX, LEGA SPINGE E DI MAIO FRENA – Al momento, nessuna manovra bis e la volontà di tenersi per quanto possibile piuttosto sul vago. Una impostazione che mette tutti d’accordo.  A far discutere invece il peso da attribuire ad alcuni progetti politici della maggioranza, a cominciare dal secondo modulo della flat tax. La Lega, anche per motivi elettorali, spinge per indicare chiaramente nel Def le linee della riduzione delle imposte per la famiglia. Di Maio frena. 

Tria insiste perché Quota 100 sia confermata almeno nominalmente come misura “temporanea”, per accontentare Bruxelles. Salvini ovviamente non ci pensa per niente.

LA MOSSA DI TRIA – La parola d’ordine, comunque, è rigorosamente prudenza. Il taglio che intende dare al deficit è di un solo decimale, lo 0,1% del Pil. Una percentuale che corrisponde a poco più di un miliardo e mezzo di euro, poco se inserito nel contesto dell’intero bilancio dello Stato. Molto più alto invece il valore che potrebbe assumere  nell’ambito della politica internazionale potrebbe essere significativo. Il deficit reale del 2019, senza gli effetti della congiuntura economica, ammonterebbe all’1,3% del Pil. Ma, ritiene Tria, si potrebbe arrivare senza troppi sforzi all’1,2%, per dare un segnale positivo all’Ue. Per farlo, bisogna mettere mano ai 2 miliardi di spesa, in fondi ministeriali, congelati all’inizio dell’anno.

TAGLIO DI DUE MILIARDI ALLA SPESA – in quest’ ottica, e appunto soprattutto in base agli accordi presi, occorrerà probabilmente sacrificare definitivamente anche i 2 miliardi di spesa congelati a inizio anno. Fondi ministeriali, in gran parte destinati agli incentivi alle imprese (640 milioni), alla mobilità locale (300), alla Difesa (160 milioni di taglio agli approvvigionamenti militari), ma anche all’ università (70), ai diritti sociali e alla famiglia (40), alla cooperazione (altri 40).

“Servirà attivare 2 miliardi di clausole di salvaguardia”Dombrovskis, del resto, sempre dall’Ecofin nelle scorse ore aveva anticipato che nella discussione della Commissione Ue con il governo italiano sulla manovra per l’anno in corso erano previsti “due miliardi di clausole di salvaguardia per il congelamento di alcune spese, che nelle attuali circostanze dovrebbero essere attivate”.

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