Il FMI ammette: “Grecia sacrificata per salvare l’euro”

Questo il verdetto dell’Independent Evaluation Office (IEO)

La Grecia è stata affossata e sacrificata per salvare l’euro, il mantenimento della moneta unica nell’Eurozona ha avuto la precedenza sulla vita reale di milioni di persone; è questo il verdetto agghiacciante dell’Independent Evaluation Office (IEO), un organismo indipendente all’interno del Fondo Monetario Inrternazionale, sulla disastrosa gestione della crisi dell’euro da parte del Fondo. Il rapporto di 650 pagine dell’IEO rivela “cultura della compiacenza”, incline all’analisi “superficiale e meccanicista”, e un sistema di governance apparentemente fuori controllo.

Lo scrive Ambrose Evans-Pritchard in un articolo su The Telegraph e ripreso dal sitop Eunews, sottolineando come le più alte cariche del Fondo monetario internazionale abbiano di fatto ingannato il proprio board, fatto una serie di clamorosi errori di giudizio sulla Grecia, sposato incondizionatamente la causa dell’euro, ignorato tutte le avvisaglie di un’imminente crisi e trascurato un aspetto di base delle unioni monetarie.

Il rapporto afferma che l’intero approccio del Fondo alla zona euro è stato caratterizzato dal “pensiero di gruppo”. Non esistevano piani di riserva su come affrontare una crisi sistemica nella zona euro – o su come gestire la politica di un’unione monetaria multinazionale – perché era stato escluso a priori che ciò potesse accadere.

“Prima del lancio dell’euro, le dichiarazioni pubbliche dell’FMI tendevano a sottolineare i vantaggi della moneta comune”, si legge. Alcuni membri dello staff avevano avvertito che il progetto dell’euro presentava delle falle fondamentali, ma sono stati ignorati. “Dopo un intenso dibattito interno, è prevalsa una posizione favorevole a quello che veniva percepito come il progetto politico dell’Europa”.

Questo pregiudizio pro-euro – scrive sempre Evans-Pritchard – ha condizionato l’approccio del Fondo per anni. “L’FMI è rimasto ottimista circa la solidità del sistema bancario europeo e la qualità della vigilanza bancaria nei paesi dell’area dell’euro fino a dopo l’inizio della crisi finanziaria globale, a metà del 2007. Questo era in gran parte dovuto alla disponibilità dell’FMI di prendere per buone le rassicurazioni delle autorità nazionali e della zona euro”, sostiene il rapporto. L’FMI ha persistentemente minimizzato i rischi rappresentati dai crescenti deficit delle partite correnti e dal deflusso di capitali verso la periferia della zona euro, e ha trascurato il pericolo di un “arresto improvviso” di tali flussi.

“La possibilità di una crisi da bilancia dei pagamenti in un’unione monetaria era considerata praticamente inesistente». A metà del 2007, l’FMI pensava ancora che «in vista dell’adesione della Grecia all’unione monetaria, la capacità di reperire finanziamenti esteri non è un problema». Alla radice del problema vi era l’incapacità di capire che un’unione monetaria senza Tesoro o unione politica è intrinsecamente vulnerabile alle crisi del debito. In caso di shock, gli Stati non hanno più gli strumenti sovrani per difendersi. Il rischio di bancarotta si sostituisce al rischio di svalutazione.

«In un’unione monetaria, in cui i paesi rinunciano ad una politica monetaria indipendente e alla variabile del tasso di cambio, le dinamiche del debito cambiano», prosegue il rapporto. Questi problemi vengono poi amplificati dall’esistenza di un «circolo vizioso tra banche e governi». Il fatto che l’FMI non sia riuscito ad anticipare nulla di tutto ciò è una grave colpa scientifica e professionale.

In Grecia, il Fondo monetario internazionale ha violato uno dei suoi princìpi cardine, sottoscrivendo il primo bailout del paese, nel 2010, pur sapendo di non poter offrire alcuna garanzia sul fatto che il pacchetto avrebbe portato i debiti del paese sotto controllo o messo il paese sulla via della ripresa, ed erano molti a sospettare che il piano fosse condannato al fallimento fin dall’inizio.

Il Fondo ha aggirato questa regola riscrivendo radicalmente la propria politica in materia di salvataggi, per consentire una deroga (da allora abolita) in caso di rischio di contagio sistemico. «Il board non è stato consultato o informato», sostiene il rapporto. I direttori hanno scoperto la bomba «nascosta nel testo» del pacchetto greco, ma a quel punto era troppo tardi.

La dura verità è che la Grecia è stata sacrificata per salvare l’euro e le banche del Nord Europa. La Grecia ha dovuto sopportare una terapia shock a base di austerità senza le tradizionali compensazioni prescritte dell’FMI: un taglio del debito e una svalutazione competitiva.

Un altro rapporto sulla saga greca spiega che il paese è stato costretto ad una stretta fiscale violentissima, pari all’11% del PIL nei primi tre anni. Più la situazione peggiorava, più il paese era costretto a tagliare, in quello che l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha definito “waterboarding fiscale”.

Il tentativo di imporre una “svalutazione interna” pari al 20-30% del PIL per mezzo della deflazione salariale si è rivelato controproducente, perché ha ridotto la base produttiva del base e fatto schizzare verso l’alto la dinamica del debito pubblico. «C’è un’incoerenza di fondo tra il tentativo di riguadagnare competitività di prezzo e contemporaneamente ridurre il rapporto debito-PIL», nota il rapporto.

L’unico vero risultato, è che oggi circa 130mila lavoratori greci hanno uno stipendio inferiore ai 100 euro al mese.

Un documento del Ministero del Lavoro Greco contiene dati dettagliati riguardo la disuguaglianza salariale nel periodo 2010-2015 e rivela una nuova classe sociale di lavoratori: i nuovi poveri greci che guadagnano stipendi molto inferiori al sussidio di disoccupazione di 360 euro.

Secondo i dati del Ministero:

  • 126.956 dipendenti hanno un salario lordo mensile di 100 euro
  • 343.760 dipendenti hanno un salario lordo mensile tra i 100 e i 400 euro.
  • In pratica si tratta di lavoratori part-time o in rotazione con 2 o 3 giorni lavorativi a settimana o persino poche ore lavorative alla settimana.

Vale la pena ricordare che, secondo i dati del maggiore Fondo Greco di Sicurezza Sociale per Dipendenti (IKA), il salario medio per i lavoratori part time è tra i 400 e i 420 euro al mese.

Questi numeri dimostrano che il numero dei lavoratori–nuovi poveri che percepiscono stipendi inferiori a 510 euro lordi mensili è in totale di 432.033.

 

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