Il fisco aumenta i controlli sui conti correnti. Più difficile difendersi

Aumentate di un terzo in due anni le indagini bancarie. Bisogna dimostrare origine e destinazione di ogni movimento anche a distanza di anni. Un'impresa spesso impossibile

L’Italia non è certo la Svizzera. Per cogliere l’evidenza di questa affermazione basta osservare il trattamento riservato ai conti correnti bancari. Che da noi stanno diventando sempre più trasparenti. Gli 007 del fisco hanno scelto le indagini finanziarie come uno degli strumenti privilegiati per la lotta all’evasione fiscale. Negli ultimi due anni gli accertamenti sui conti correnti sono aumentati del 34,2%. E la tendenza è in crescita.

Lo confermano congiuntamente una circolare dell’Agenzia delle Entrate e una direttiva della Guardia di Finanza: entrambe dichiarano che le indagini bancarie avranno sempre più un valore strategico. I controlli riguardano piccole imprese e professionisti, che vuol dire anche piccoli commercianti, artigiani e il vasto esercito degli atipici (tra cui le cosiddette partite Iva “povere”) per i quali la partita Iva spesso è un obbligo e non una scelta. Tutti soggetti che spesso non appartengono alla categoria dei grandi contribuenti.

Una presunzione di colpevolezza difficile da smontare

Non è in discussione la legittimità dell’uso di tutti gli strumenti utili a scovare l’evasione. Ma il rischio in questo caso è che nella rete restino i pesci piccoli e non i grossi.

Il problema per chi cade sotto la lente degli 007 tributari è dimostrare la propria innocenza, cioè che le somme non sono state in qualche modo sottratte al fisco. Le indagini si appuntano sui movimenti in entrata e in uscita dal conto:

  per i versamenti occorre dimostrare che non si tratta di somme in nero o che non erano tassabili;

  per i prelievi bisogna indicare il destinatario delle somme e la causale del trasferimento. Tuttavia il fisco può far scattare ugualmente la presunzione di ricavi non dichiarati.

Sostanzialmente per il fisco c’è una “presunzione di colpevolezza“: il contribuente è un potenziale evasore e sta a lui dimostrare il contrario. Cosa particolarmente difficile nel caso di un piccolo lavoratore autonomo titolare di partita Iva che possiede un unico conto per uso professionale e personale. Anche dopo molti anni i verificatori possono chiedere giustificazioni di movimentazioni che risultano impossibili da fornire perché non corrispondono a fatture registrate (es. acquisti per la famiglia, vacanze ecc.). E questo non lascia scampo al contribuente. (A.D.M.)

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