Banche, il conto zero spese non esiste più. Le trappole nascoste

Il regime dei tassi negativi e gli ulteriori aggravi per la redditività delle banche non potevano non scaricarsi sui clienti, tramite un aumento delle spese sui conti correnti pressoché generalizzata

Il regime ormai permanente dei tassi negativi e gli ulteriori aggravi per la redditività delle banche non potevano non scaricarsi sui clienti, tramite un aumento delle spese sui conti correnti pressoché generalizzata. A dare l’annuncio, fra i primi e limitatamente ai conti superiori a 100 mila euro, è stata Unicredit, ma il rincaro è pressoché generalizzato e potrebbe toccare i 12 euro l’anno. Il giro di vite tocca anche i conti “zero spese” che diventeranno una rarità o andranno via via estinguendosi.

ZERO SPESE SI FA PER DIRE – Innanzi tutto occorre precisare che i conti “zero spese” pagano in realtà perlomeno l’imposta di bollo, poi possono pagare la commissione prevista per la detenzione di carte bancomat o carte di credito, più eventuali oneri accessori per qualche servizio che, talvolta, occorre svolgere obbligatoriamente allo sportello o anche un prelievo automatico su rete estera con carta di credito.

ATTENZIONE AGLI “EXTRA” – Anche i conti “zero spese” in realtà nascondono una serie di spese “extra“, ecco perché alle banche viene chiesto di redigere nel foglio illustrativo un indicatore sintetico di costo (ISC) per ogni categoria di cliente (giovani, famiglie, pensionati ecc.), cui si associa un diverso uso del conto bancario. Ma anche in questo caso vi sono dei plafond di movimentazione del conto, oltre i quali scattano le spese aggiuntive. Ad esempio i conti possono prevedere un certo numero di movimenti, oltre i quali si pagano commissioni, oppure un costo per le operazioni allo sportello, un costo per l’invio cartaceo dell’estratto conto, una voce spesso piuttosto salata, e ancora un costo per i prelievi bancomat su sportelli ATM diversi da quelli della propria banca, la richiesta di un libretto di assegni e così via. Le spese impreviste sono sempre dietro l’angolo…

LA CORSA AI RINCARI – Una cosa è certa: i conti zero spese andranno gradualmente sparendo. Ve ne sono ancora alcuni: un articolo de il Sole 24 Ore cita ad esempio i conti online Webank (BPM) e Websella (Banca Sella), poi vi sono una serie di promozioni, limitate nel tempo, come quella offerta da Widiba (MPS) ed il conto Easy d Credit Agricole per chi sottoscrive entro l’anno. Il mercato sta comunque virando in un’altra direzione, lo conferma la recente decisione di Fineco, fra le prime a promuovere il conto gratis, di introdurre commissioni sui bancomat sotto una certa soglia e modificare le condizioni del conto corrente, introducendo il sistema dei bonus (più utilizzi il conto con l’accredito dello stipendio, le domiciliazioni di utenze e gli investimenti, più bonus prendi e riesci anche ad azzerare il canone mensile del conto). Fra i conti che introducono condizioni anche illimity, che subordina la gratuità all’accredito di un emolumento, ad esempio lo stipendio, ed alla domiciliazione di un paio di utenze.

STIAMO ALLEGRI: I CONTI DECENNALI PAGANO DI PIU’ – A dispetto della politica dei rincari la strategia della concorrenza porta ancora frutto: per i conti correnti, così come per la telefonia e le utenze, il meccanismo della migrazione da un operatore all’altro funziona. Stando ad una indagine condotta dalla Banca d’Italia su quasi 13 mila conti bancari, quelli aperti da oltre 10 anni pagano il doppio dei nuovi clienti, che beneficiano di offerte. Cambiare banca potrebbe far risparmiare anche 50 euro. In generale, nel 2018, il costo medio dei c/c bancari è aumentato di 7,5 euro e dei conti postali di 4,9 euro, mentre i conti online mantengono il costo fermo a 15,5 euro.

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