Il business dell’acqua in bottiglia, le aziende pagano solo 1 millesimo di euro al litro

L'acqua in bottiglia è un business con un giro d’affari stimato in 10 miliardi di euro l’anno che si alimenta di canoni concessionari irrisori

L’Italia è il primo paese in Europa e il secondo al mondo (dietro solo al Messico) per consumo di acqua in bottiglia, con una media di 206 litri l’anno a persona. L’acqua è un grande business per le aziende imbottigliatrici: un giro d’affari stimato in 10 miliardi di euro l’anno che si alimenta di canoni concessionari irrisori, pari a circa 1 millesimo di euro al litro, 250 volte meno del prezzo che i cittadini pagano per una bottiglia. La denuncia arriva da Legambiente e Altreconomia alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua.

Nel dossier “Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana”, le due associazioni sottolineano come i cittadini siano ancora troppo diffidenti nei confronti dell’acqua di rubinetto e le aziende facciano affari d’oro.  In Italia ci sono oltre 260 marchi distribuiti in circa 140 stabilimenti che imbottigliano oltre 14 miliardi di litri necessari per garantire il consumo procapite italiano.

“Proponiamo di applicare un canone minimo a livello nazionale di almeno 20 euro al metro cubo, cioè 2 centesimi di euro al litro imbottigliato – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – Un canone comunque irrisorio, ma già dieci volte superiore a quello attuale e che permetterebbe alle Regioni di incrementare gli introiti di almeno 280 milioni di euro l’anno, da reinvestire in politiche e interventi in favore dell’acqua di rubinetto“.

L’obiettivo di incrementare l’utilizzo dell’acqua di rubinetto e ridurre l’eccessivo uso di bottiglie di plastica è anche al centro dei recenti cambiamenti in atto nella legislazione europea, dalla Plastic Strategy alla nuova proposta di revisione della direttiva sulle acque potabili.

Ma il consumo di acqua in bottiglia nel nostro Paese continua a crescere, con una produzione che oscilla tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie all’anno. Nel 2010 erano 12 i miliardi di litri confezionati, saliti a 14 nel 2016. Il 90% dell’acqua emunta e imbottigliata in Italia non valica i confini. Oggi si contano oltre 290 concessioni attive nel territorio italiano per un totale di circa 250 kmq di aree date in affidamento.

I canoni, differenti da regione a regione, seguono tre criteri (ettari in concessione, volumi emunti e volumi imbottigliati): solo 5 Regioni applicano tutti e tre i criteri previsti (Emilia Romagna, Lazio, Molise, Sicilia e provincia autonoma di Bolzano), mentre nel 62% dei casi le Regioni applicano due canoni su tre. Sono tre le Regioni che applicano un solo canone (Abruzzo, Sardegna e Toscana).

E anche i prezzi sono diversi: si passa da un minimo di 21,38 euro per ettaro previsto in Emilia Romagna ai 130 euro/ettaro previsti in Puglia o ai 587,68 del Veneto nelle concessioni di pianura. Per quanto riguarda il canone per i quantitativi imbottigliati, il valore medio è di 1,15 euro/metro cubo, ovvero 1 millesimo di euro al litro, che può salire nel migliore dei casi ai 2,70 euro/metro cubo applicato dalla Provincia Autonoma di Bolzano e che invece può ridursi fino a 0,30 euro a metro cubo come avviene in Abruzzo.

Le Regioni che non prevedono nulla per i quantitativi di acqua imbottigliata sono Puglia, Umbria e Sardegna. Se venisse applicata la proposta di Legambiente in queste tre regioni, solo per fare un esempio, i possibili introiti che intascherebbero le casse regionali e comunali sarebbero rispettivamente di 1,2 milioni di euro/anno, 6,7 e 22,6 mentre considerando anche le altre Regioni, in base ai dati disponibili, gli introiti totali potrebbero essere di oltre 250 milioni di euro/anno (vedi tabella allegata).

Troppa plastica. In Italia, in base ai dati elaborati da Legambiente, tra il 90 e il 95% delle acque viene imbottigliato in contenitori di plastica e tra il 5 e il 10% in contenitori in vetro: in pratica, ogni anno vengono utilizzate tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica. Numeri impressionanti anche rispetto agli impatti ambientali: più del 90% delle plastiche prodotte derivano da materie prime fossili vergini (il 6% del consumo globale di petrolio), senza contare poi che l’80% dell’acqua imbottigliata in Italia viene trasportata su gomma (un autotreno immette nell’ambiente anche 1300 kg di CO2 ogni 1000 km).

Dall’indagine Beach Litter condotta da Legambiente lo scorso anno emerge che oltre l’80% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge italiane tra il 2014 e il 2017 sono oggetti in plastica e che bottiglie e tappi ne rappresentano il 18%: l’equivalente di oltre 15mila bottiglie. Senza calcolare che i rifiuti visibili sono stimati in una percentuale di circa il 15% rispetto a quelli in realtà sommersi e presenti sui nostri fondali. trasparenza”.

In collaborazione con Adnkronos

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