Il bail in è “un sistema errato e ingiusto. E’ una misura incostituzionale”

De Rose, presidente onorario della Corte dei conti: "Il prelievo forzoso sui conti sopra i 100mila euro è in contrasto con la Carta e i salvataggi vìolano la concorrenza tra banche"

Il bail in, cioè il salvataggio di una singola banca a spese dei titolari depositi in conto corrente e degli obbligazionisti è antigiuridico, perché contrario a qualsiasi principio di diritto. E antigiuridiche, quindi illecite, sono le disposizioni che lo prevedono, cioè la direttiva comunitaria e la legge nazionale applicativa, in vigore dal 16 gennaio scorso. Come se non bastasse, il bail in è, rispetto all’ordinamento italiano, del tutto incostituzionale, per contrasto con l’articolo 47 della Costituzione, secondo il quale “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”.

A sostenerlo è Claudio De Rose, presidente onorario e procuratore generale emerito della Corte dei conti, che prosegue: la conversione forzosa delle azioni e delle obbligazioni in titoli di minor valore e il prelievo forzoso dei conti correnti sopra i 100 mila euro, senza contropartite “né incoraggia né tutela il risparmio”. Poi è “palese” anche una illegittimità alla luce dell’articolo 3 della Costituzione. Perché c’è una disparità di trattamento tra i depositanti e gli azionisti e obbligazionisti. Questi ultimi hanno una contropartita, i primi no.

Un sistema errato e ingiusto
Le giustificazioni addotte sono inconsistenti e contraddittorie e il marchingegno, oltre ad essere iniquo, è anche ingiusto perché mette nei guai i risparmiatori italiani abolendo l’aiuto pubblico alle banche mentre, in precedenza, i risparmiatori di altri Paesi ne hanno ampiamente goduto.
Non paga lo Stato, ma “quegli sfortunati privati” che si sono ritrovati loro malgrado ad essere correntisti. Non paga nemmeno il sistema bancario nel suo complesso. Ma “quello spicchio di esso che gravita intorno alla specifica banca in difficoltà”. Un sistema “errato e ingiusto” perché solleva il sistema bancario nel suo complesso da oneri “nei riguardi di chi, come ad esempio i depositanti, non hanno alcuna colpa”.

Violato il principio della par condicio nella concorrenza
I salvataggi fatti in Italia non hanno pesato sui conti pubblici, continua De Rose. “Un gran numero di banche degli stati membri e anche un certo numero di banche italiane, ha usufruito di aiuti pubblici” che ora vengono negati ad altre. Questo significa “violare il principio della par condicio nella concorrenza”.
La normativa europea e italiana, non dà la possibilità alle banche di tentare il recupero delle sofferenze, l’utilizzo delle riserve, la verifica di “illecite coperture” a favore di alcuni debitori, prima di avviare le procedure che coinvolgono obbligazionisti e correntisti. Tutti argomenti giuridici che l’Italia potrebbe fare valere in Europa. Utili anche a chi prepara “ricorsi individuali e class action contro” le leggi che fanno riferimento alla direttiva europea.

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