I soldi danno la felicità? Sì, ma solo fino a 70mila euro l’anno

I risultati di una ricerca della San Diego State University, che ha analizzato i fattori in grado di determinare il grado di benessere.

E’ la domanda che tutti si sono posti nell’epoca moderna: i soldi danno la felicità? I ricchi sono davvero più felci? Sì, i soldi contribuiscono a dare la felicità, e i ricchi sono mediamente più felici. Ma solo fino ad un certo punto. O meglio, fino ad una certa quota, circa 70 mila euro l’anno. Oltre quella soglia, sono un surplus e possono anche aumentare i problemi.

A sottolinearlo è una ricerca della San Diego State University, che ha analizzato i fattori in grado di determinare il grado di benessere.
Una ricerca simile era stata condotta un paio d’anni fa della Purdue University, che sulla base del dataset fornito dal Gallup World poll – che contiene informazioni su oltre un miliardo e mezzo di persone provenienti da 164 nazioni – aveva calcolato precisamente la cifra annua necessaria per essere felici, di buon umore e soddisfatti della propria vita. E al di sopra della quale, sembrerebbe, accumulare ulteriore ricchezza diventa completamente inutile, se non dannoso, almeno per il benessere psicologico.

Lo scopo della ricerca era esattamente questo: dato per assodato che i soldi fanno la felicità, restava da capire se questa felicità crescesse indefinitamente all’aumentare dei guadagni, o raggiungesse un tetto oltre il quale il denaro diventa un surplus inutile.

Il team di San Diego ha invece analizzato oltre 40mila adulti statunitensi di età pari o superiore a 30 anni e i dati si riferiscono al periodo compreso tra il 1972 e il 2016. Ma i risultati sono allineati: tra denaro e benessere c’è una connessione profonda, ma solo fino al tetto di 70mila euro circa all’anno). Oltre questa cifra, le entrate extra non fanno molta differenza e i problemi di gestione aumentano.

In generale, gli autori sottolineano come il denaro renda più felici ora rispetto agli anni ’70, visto il crescente costo della vita che rende più difficile per le persone con reddito inferiore l’accesso a servizi di base. Dai risultati emerge che negli anni ’70 gli adulti con e senza un diploma universitario avevano circa il 40 percento di probabilità di dire di essere ‘molto felici’, mentre nel 2010 solo il 29 percento dei non laureati si dichiarava ‘molto felice’, rispetto al 40 percento dei laureati”.

“Non siamo esattamente sicuri del perché vi sia una crescente divisione nella felicità, ma potrebbe essere a causa della crescente disparità di reddito. I ricchi stanno diventando più ricchi e i poveri stanno diventando più poveri. Il costo di molti bisogni chiave come la casa, l’istruzione e l’assistenza sanitaria, è aumentato, mentre i salari non si sono riallineati”, ha detto Jean Twenge, autore del libro iGen sulle tendenze generazionali, e coautrice della ricerca di San Diego.

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