I BRICS si fanno la loro banca: sfida al Fondo Monetario

Si chiama Nuova Banca per lo Sviluppo, New Development Bank (NDB) e ha sede a Shanghai

I BRICS, acronimo sotto cui si raggruppano le cosiddette economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), sfidano apertamente il sistema creditizio mondiale – e nel dettaglio il Fondo Monetario Internazionale – con la creazione della Nuova Banca per lo Sviluppo, New Development Bank (NDB), con sede a Shanghai. La NDP sarà costituita da un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari, che raddoppierà negli anni a seguire, ed i paesi promotori hanno altresì deciso di dare vita a riserve per complessivi 100 miliardi, con l’obiettivo di tamponare eventuali crisi finanziarie come quella a cui è andata incontro la Russia nell’ultimo anno, a causa del crollo delle quotazioni del petrolio, che ha determinato un potente deprezzamento del rublo.

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ALTERNATIVA AL FMI – Dalla Cina smentiscono che si tratti di un’alternativa all’FMI, affermando che la banca sarebbe "complementare". Tuttavia il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, non ha mancato di sottolineare come la NDB rappresenterebbe "un nuovo sistema politicentrico delle relazioni internazionali". (Continua sotto)

Per quanto le parti coinvolte lo neghino esplicitamente, la NDB rappresenta il tentativo delle economie emergenti di staccarsi progressivamente dagli organismi internazionali come l’FMI e la Banca Mondiale, nei quali non si sentono adeguatamente rappresentate. Da tempo, infatti, esse reclamano maggiori diritti di voto dentro l’istituto di Washington e in vista dell’elezione del nuovo direttore generale nel 2016, lo scontro si fa sempre più duro, dato che i BRICS vorrebbero porre fine al patto post-bellico tra USA ed Europa, per cui a capo dell’FMI vi sarà sempre un europeo e della Banca Mondiale sempre un americano.

Del resto il Fondo Monetario Internazionale appare da anni un’organizzazione bisognosa di un profondo rinnovamento. L’organizzazione dell’agenzia fu impostata dagli accordi di Bretton Woods nel 1944 e che non rispecchia più i rapporti di forza tra le diverse economie. Il Congresso USA, però, da tempo blocca il passaggio verso un nuovo sistema di rappresentanza interno all’istituto. Il caso Grecia ha dimostrato che l’istituto ha profuso molti più sforzi verso l’economia ellenica di quanti non ne abbia serbati ad oggi verso chicchessia, a conferma che gli interessi geo-politici di Europa e USA continuano a prevalere su ogni altra considerazione. La reazione, a quanto pare, è arrivata.

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