I 62 più ricchi al mondo hanno la stessa ricchezza della metà del mondo più povera

L'allarme: "Nessuno può dire che questa sia una situazione sostenibile in futuro"

I 62 uomini più ricchi al mondo, nella cui lista figurano nomi noti come quelli di Bill Gates e Warren Buffett, detengono la stessa ricchezza dei 3,5 miliardi di abitanti più poveri del pianeta terra, a dimostrazione del fatto che le ricchezze mondiali tendono sempre più a concentrarsi in poche, pochissime mani. Soltanto cinque anni fa, infatti, serviva una lista non di 62 bensì di 388 ricchissimi per raggiungere la stessa cifra. E si aggiunga che la ricchezza dei 62 di cui sopra è cresciuta del 44% dal 2010 a oggi, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio (perfino tra i 62 super-ricchi solo 9 sono donne).

“tutto ciò è terribile” dice in proposito Oxfam, una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo. Il divario, ricorda Oxfam, “è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi” tanto che si sono avverate con un anno di anticipo le previsioni secondo le quali “l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016”.

IN ITALIA – Anche in Italia la disparità di reddito è impressionante: “i dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 evidenziano come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali”.
Gli ultimi cinque anni di crisi, sempre secondo Oxfam, hanno dimostrato che l’aumento della ricchezza è andato a beneficio di oltre la metà il 10% più ricco degli italiani, lasciando le briciole al resto della popolazione.

‘CHIUDERE I PARADISI FISCALI’ – “A Davos, quest’anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali”, dichiara la presidente di Oxfam International, Winnie Byanyima. “I paradisi fiscali sono quei luoghi nei quali multinazionali ed élites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà”.

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