Hedge fund, per pochi intimi… milionari

Se ne sente tanto parlare, ma non sono prodotti alla portata di tutti. Per investirci occorre essere miliardari (in lire). Le informazioni su questi prodotti

articolo tratto da Fondi Comuni



Che cosa sono?

Se lo scopo di un normale fondo comune è investire in un mercato – azionario o obbligazionario – e batterlo (cosa che purtroppo riesce a pochi), lo scopo di un Hedge fund è, invece, quello di cercare di guadagnare denaro sempre e comunque (cosa che, anche qui, non è detto che accada).

Per questo fine i fondi hedge dispongono di un ventaglio di possibilità di investimento assai più ampie di quelle concesse ai normali fondi comuni. Non investono, cioè, solo in azioni e obbligazioni, ma possono fare ampio uso di strumenti “derivati” (come opzioni e future), possono ricorrere alla vendita di titoli allo scoperto (cioè senza averli in portafoglio) e via dicendo. Questo fa sì che la legge italiana li classifichi come fondi speculativi (vedi oltre), tuttavia il loro scopo originale non era di ottenere guadagni elevati speculando, ma coprire dal rischio – il termine inglese hedging da cui deriva il nome hedge funds significa appunto copertura (dai rischi).

Al di là dell’idea di copertura dai rischi, comunque, sotto il cappello degli hedge funds si nasconde una varietà notevole di prodotti e di politiche diversissime tra di loro.

Quattrini sempre?

Abbiamo detto che lo scopo degli hedge funds è di fare soldi sempre e comunque, tuttavia non è detto che ci riescano. In passato i fondi americani – quelli attivi da più tempo – hanno registrato anche momenti di calo come ad esempio la batosta del 1998 – crisi dei mercati asiatici – e quindi bisogna stare attenti a non confonderli con prodotti a capitale garantito fondi o protetto.

In pratica, anche per gli hedge funds ci possono essere sia mesi dai rendimenti buoni, sia mesi dai rendimenti cattivi con guadagni e perdite che arrivano anche all’8% in un mese. Insomma si tratta comunque di prodotti volatili e rischiosi, anche se in media hanno ricavato lo 0,9% al mese – siamo intorno a un rendimento annuo del 10%. E non deve indurre in errore il fatto che dopo il 2000 le variazioni dell’indice sono inferiori allo 0,2%, fatto che si lega al periodo di crisi delle Borse che ha ridotto le opportunità di investimento anche per gli hedge funds. Appena le Borse torneranno a brillare aumenterà anche la volatilità di questi fondi.

I Nobel sono sempre vincenti?

La risposta è no, almeno quando si parla di hedge funds. La storia è di alcuni anni fa, quando i premi Nobel Merton e Scholes erano nel team che gestiva l’hedge fund “Long Term Capital Management“.

Con un capitale di quasi 5 miliardi di dollari questo fondo era riuscito (usando l’effetto leva) a investire in titoli per circa 200 miliardi di dollari. Gli bastava, quindi, un guadagno del 2,5% sui titoli in portafoglio per raddoppiare il capitale (200 x 2,5%= 5). Ma evidentemente una perdita analoga era sufficiente ad azzerarlo. Cosa che, infatti, avvenne quando la Russia, su cui il fondo aveva scommesso, dichiarò default.

Al cospetto della legge

In Italia gli hedge funds rientrano tra i fondi speculativi che sono stati introdotti solo nel 1999 con un decreto del Ministero del Tesoro seguito a breve distanza da un provvedimento della Banca d’Italia. La sintesi di queste regole è che:

– ai fondi speculativi non possono partecipare più di 200 soggetti (cioè investitori);

– le sottoscrizioni devono essere effettuate per un minimo di 500.000 euro;

– i fondi speculativi non possono essere oggetto di sollecitazione all’investimento.

In pratica, la legge si è preoccupata di contenere la diffusione degli hedge funds tra i soggetti che, tradizionalmente, sono stati interessati a questa tipologia di prodotti: gli investitori istituzionali e i privati che costituiscono la fascia più facoltosa della clientela. Questo, immaginiamo, accade per tutelare i piccoli investitori visto che la legge prevede che gli hedge funds deroghino alle normali limitazioni previste per gli investimenti.

Tutto ciò ha dei pro e dei contro. Ha dei pro perché impedisce al mondo del risparmio gestito di contrabbandare alla clientela retail prodotti più costosi sotto le mentite spoglie di soluzioni innovative – tanto più che gli hedge funds non sono stati neppure inventati l’altro ieri. Ha dei contro perché fa sì che si confinino sempre gli strumenti finanziari più sofisticati al di fuori della portata dei comuni investitori che si devono accontentare del “succedaneo” dei fondi flessibili.

Tuttavia per l’investitore italiano c’è una consolazione: stando alle statistiche, la mortalità degli hedge fund è altissima. Uno su tre non sopravvive oltre i due anni di vita, il che la dice lunga sui rischi che alla fin fine comporta buona parte di questi prodotti. Siamo sicuri di sentirne la mancanza?


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