Grandi Opere, in arrivo autostrade per 900 chilometri. Nuovi debiti per lo Stato o impulso alla crescita?

Dopo la Tirrenica e la Nuova Pontina le Infrastrutture promettono l'imminente via libera per la Orte-Mestre. Parola chiave: "project financing". Ma c'è chi lo definisce un trucco finanziario ai danni delle casse pubbliche

Il prossimo Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), previsto entro la fine di settembre, dovrebbe dare il via libera alla Orte-Mestre, un’opera che costa circa 10 miliardi di euro e misura 400 chilometri. Alla cosiddetta Nuova Romea si aggiungono i recenti provvedimenti del Cipe sulla Tirrenica (Livorno – Civitavecchia) e sulla Nuova Pontina (Roma – Latina, con inizio sulla Pontina in località Tor de’ Cenci)

Autostrade importanti, riguardo alle quali il viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia ha affermato: “si sta dando avvio a qualcosa come 900 chilometri di nuove autostrade, pari al 15% dell’intera rete. Questo dimostra che con la partnership pubblico-privato e una normativa adeguata si può fare molto.”
La parola chiave per capire la citata partnership tra pubblico-privato è il “project financing“, un’operazione finanziaria regolata da fondi privati.
Mentre la normativa adeguata comprenderebbe il bonus fiscale per le opere che abbiano un valore di almeno 500 milioni, rappresentato da un credito di imposta fino al 50% del valore dell’opera (cioè meno tasse per 250 milioni). Uno sgravio che vale circa 50 miliardi di euro, che il governo potrebbe sbloccare e che si accollerebbe lo Stato nell’arco di una decina d’anni.

Le grandi opere citate diventano un obiettivo possibile, ha dichiarato il braccio destro di Corrado Passera “grazie a un sempre maggiore coinvolgimento del capitale privato. Si tratta inoltre di un esempio di defiscalizzazione su cui si può andare avanti e su cui ritengo si possa fare di più”.
Il Governo e, in particolare, il ministro dello Sviluppo puntano molto sullo strumento del project financing  per il rilancio delle grandi opere infrastrutturali e, conseguentemente, del settore edilizio.

Ma il sistema non manca di suscitare critiche. Giorgio Meletti, su Il Fatto Quotidiano definisce lo strumento dei finanziamenti a progetto “un debito apparentemente privato ma garantito dallo Stato” e chiama lo sconto fiscale accordato alle grandi Infrastrutture “un nuovo regalo ai costruttori”. Alla base dei questi ‘trucchi contabili‘, spiega il giornalista (‘gli stessi che hanno portato l’alta velocità ferroviaria a pesare per 90 miliardi sullo Stato’) vi sarebbe un meccanismo subdolo: in tutti i contratti di project financing vi è una clausola che garantisce l’investitore privato. Nel caso delle autostrade, se il traffico della tratta sarà minore del previsto e l’investitore che l’ha in concessione ‘non sarà in grado di rimborsare le banche, sarà lo Stato a metterci una pezza’. E i debiti aumentano.

Rieccoci al dilemma tutto italiano delle Grandi Opere: volano strategico per rilanciare l’economia e migliorare le infrastrutture del Paese oppure ennesima occasione di sperpero di denaro pubblico a vantaggio di lobby, mafie e politici?

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