Da Irpef a Flat tax, tensioni nel Governo minano la legge di Bilancio

Sono in tanti a chiedersi se la prossima manovra sarà affidata al Governo gialloverde o se, invece, l'esperienza dell'esecutivo è vicina al capolinea, paventando un ritorno alle urne subito dopo l'estate 

Un percorso a ostacoli fin qui per il Governo gialloverde che è incappato, nei mesi, in più di una difficoltà: prima su tutte il lungo e delicato braccio di ferro con Bruxelles sui conti pubblici, risolto solo al fotofinish grazie a una manovra da 7,6 miliardi di euro messi sul piatto per scongiurare la procedura di infrazione e rientrare, dunque, nei parametri fissati da Bruxelles.

Questione risolta solo momentaneamente visto che continuiamo a essere sorvegliati molto speciali, monitorati da vicino e con attenzione. Ed è proprio in quest’ottica che tutti i riflettori sono puntati sulla manovra del prossimo anno. 

IL GOVERNO DELLE TENSIONI – Anzitutto, una considerazione tutt’altro che secondaria: mai come in questi giorni, l’equilibrio già precario del Governo, è messo ancora più a dura prova da una serie di questioni: lo scontro sull’autonomia, ma anche il dossier sulle grandi opere. Non è mistero che nelle ultime ore, si sia sfiorata la crisi, rientrata solo all’ultimo con Di Maio e Salvini che se le sono dialetticamente “date” senza esclusioni di colpi, per poi fare pace. Almeno in apparenza. 

Nei fatti però la situazione continua a essere incandescente e non è dato sapere se la prossima manovra sarà affidata al Governo gialloverde o se, invece, come qualcuno si azzarda ad ipotizzare, l’esperienza dell’esecutivo è ormai vicina al capolinea, paventando un ritorno alle urne subito dopo l’estate. 

Inutile dire che le misure economiche targate Lega-Cinquestelle sono chiamate a rafforzare una crescita del Paese che stenta a decollare, quindi riflettori  puntati sulla Legge di Bilancio 2020.

LE GRANDI “MANOVRE” GIALLOVERDI – Da questa manovra, infatti, dipendono i conti pubblici e gli obiettivi finanziari dei prossimi tre anni. Dovrà essere definita entro ottobre 2019 – mese caldissimo che prevede pure l’invio del Documento programmatico di bilancio (DEF) alla Commissione Europea – e dovrà entrare in vigore il primo gennaio 2020.

Anzitutto, c’è da scongiurare l’aumento IVA che sarebbe una vera e propria catastrofe: impresa tutt’altro che facile visto che tra i temi all’attenzione di Conte & Company c’è la riforma fiscale con il progetto della Flat Tax, sulla quale la Lega spinge ormai da tempo. La coperta rischia di essere, come sempre, troppo corta.

IL NEMICO INVISIBILE – Visto che, tra l’altro,  amarissima considerazione che rende il quadro ancora più desolante,  dobbiamo fare i conti con un nemico invisibile, causa di tanti dei nostri problemi: basti pensare che ammonta a 119 miliardi di euro l’ammontare del sommerso in Italia, una cifra monstre con cui si potrebbero disinnescare 5 volte gli aumenti dell’Iva previsti per il prossimo anno, ma anche varare una decina di flat tax in stile Lega.

E’ quanto emerge da uno studio del Dipartimento Economia impresa e società dell’università della Tuscia che ha esaminato i dati delle ultime dichiarazioni dei redditi, relative al 2017, confrontandoli con i consumi delle famiglie nello stesso anno.
Esiste, rileva l’indagine, un divario del 17,5% tra il reddito disponibile degli italiani ed i loro consumi. In pratica il valore del sommerso Irpef è 5 volte superiore ai 23 miliardi che servono per evitare gli aumenti Iva.  

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