Governo: Salvini-Di Maio attaccano Boeri ma mirano a Tria

Scontro sotto traccia fra i due vicepremier ed il ministro dell'Economia. L'attacco a Boeri nasconde un problema che si riproporrà con la legge di Bilancio

Nei giorni scorsi il presidente dell’Inps Tito Boeri è stato oggetto di attacchi diretti prima da parte di Matteo Salvini, che gli ha dato una sorta di avviso di sfratto, poi da Luigi Di Maio, che lo ha accusato di diffondere dati allarmistici. Ma secondo pmi.it, il sito delle piccole-medie imprese, l’attacco a Boeri nasconde in realtà un altro obiettivo: il ministro dell’Economia Giovanni Tria, entrato in collisione con Salvini e Di Maio dal consiglio dei ministri in cui ha sottolineato che avrebbe respinto ogni misura priva delle necessarie coperture finanziarie.

In questo quadro, l’aggiornamento del Def previsto per settembre rischia di costituire già una sorta di prova del nove della tenuta dell’esecutivo. Per non parlare poi della legge di Bilancio da presentare in autunno. Perché mentre alcuni passaggi sembrano obbligati, si vedano i quasi 16 miliardi di euro per neutralizzare l’aumento automatico delle aliquote IVA, su altri c’è al momento scarsa chiarezza. Flat tax a reddito di cittadinanza, ad esempio, farebbe schizzare oltre il 3% il rapporto deficit-Pil.

Il Mef vorrebbe infatti rimanere con un rapporto in linea con quello attuale, fra 1,5 e 1,8%. L’Europa, dal canto suo, ci spinge invece a proseguire sulla strada della riduzione sia di quel parametro così come del debito pubblico: è di pochi giorni fa l’ennesimo record certificato dalla Banca d’Italia, con un aumento di 14,6 miliardi sul mese precedente e una vetta di 2.327,4 miliardi.

Margini di manovra, sottolineano le piccole-medie imprese, ce ne sarebbero ben pochi. “Il paradosso – si legge – è che finché con i soldi ci paghiamo gli interessi sul debito non potremo tornare a incidere davvero su istruzione, innovazione e infrastrutture. Insomma, su quei fronti che fanno crescere davvero un sistema economico. Al contrario, siamo destinati a rimanere bloccati in un circolo vizioso: da una parte i partiti di governo vogliono redistribuire senza che né i conti né la crescita lo giustifichino; dall’altra non c’è proprio nulla da redistribuire perché fra i nostri obiettivi dovrebbe figurare anzitutto quello di sistemare finalmente i conti per tornare ad avere le mani un po’ più libere”.

Ma oltre l’elemento strettamente economico c’è quello politico. Secondo molti osservatori Giovanni Tria sarebbe già nel mirino. Sulla relazione tecnica contenente le stime sugli 8mila posti annui persi per strada a causa della stretta sui contratti a tempo determinato il bersaglio è stato Tito Boeri, presidente dell’Inps. Che ha risposto parlando di “attacco senza precedenti” e di “negazionismo economico”. Ma l’obiettivo è il ministro dell’Economia. Tria e il suo gabinetto sarebbero infatti “troppo autonomi” rispetto al governo, spiegano le cronache. Posizione effettivamente verosimile allargando lo sguardo anche ad altri temi essenziali sul tappeto, come gli accordi commerciali internazionali (vedi Ceta) e le nomine di competenza del Tesoro.

Per questo alcuni funzionari del Mef, quelli sospettati di aver chiesto all’istituto di previdenza di mettere una manina nel decreto dignità dopo che una relazione del ministero del Lavoro aveva assicurato zero impatto sui posti, potrebbero essere ascoltati in audizione alla Camera. In un inedito processo parlamentare.

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