Governo, Province: nuovo scontro Salvini-Di Maio

Ennesimo botta e risposta tra i due vicepremier divisi sull'opportunità o meno di lasciare in piedi questi enti

Province: il nuovo scontro tra Lega e 5Stelle si gioca su questo terreno. Il M5s vuole abolirle, la Lega cancellarne l’abolizione, o meglio la riduzione prevista dal disegno di legge Delrio approvato nel 2014.

LE PROVINCE DELLA DISCORDIA – Tra le ipotesi sul tavolo anche quella di tornare a far eleggere i presidenti delle Province e i consiglieri provinciali con elezioni popolari. L’articolo parla di 2.500 consiglieri eleggibili mentre, com’è noto, ora le 92 Province e i le 15 Città Metropolitane previste dalla riforma del 2014 sono governate da presidenti e consiglieri eletti solo dai sindaci e dai consiglieri comunali con elezioni cosiddette di secondo grado.

Ancora una volta va in scena la stessa dinamica: da una parte il Vicepremier leghista Matteo Salvini secondo il quale le Province sono utili perché garantiscono servizi ai cittadini, dall’altra il collega pentastellato che la pensa diversamente: “No ai poltronifici”, tuona il leader del M5S che ribadisce: “Questa storia delle Province mi sembra assurda. Io altre 2500 poltrone in più dove i partiti possono piazzare i loro amici non le voglio”.

“No ad altri serbatoi clientelari, no ad altra burocrazia”, ha incalzato Di Maio, che poi ha rassicurato sulla tenuta dell’alleanza con la Lega e Matteo Salvini: “Al governo siamo in due, le cose si fanno in due e sono sicuro che riusciremo a trovare un punto di incontro”.

“Adesso le Province non sono né carne né pesce – aveva detto poche ore prima Salvini -. Ci sono presidenti, dipendenti e amministratori, ma non ci sono soldi e poteri. Il risultato è che le strade e le scuole restano senza manutenzione. Le cose o si fanno bene o non si fanno. E io sono convinto che si debbano fare”.

Pronta la replica del leader M5s: “Ci sono territori abbandonati? È vero, purtroppo, ma non si aiutano certo rimettendo in piedi un vecchio carrozzone e tirando fuori dal cilindro altri assessori, altri consiglieri, altri presidenti, aveva ribadito il collega Di Maio.

SALVINI ACCELERA SUL TEMA DELL’AUTONOMIA – Il Leader del Carroccio, intanto, rilancia anche sul tema dell’autonomia regionale. E a Cantù risponde a una domanda sulla possibilità di emendare alle Camere l’accordo sull’autonomia di Regione come Veneto e Lombardia, possibilità appoggiata anche dal ministro per il Sud Lezzi. “Non vorrei che qualcuno usasse il Parlamento per perdere mesi o anni su una riforma che è urgente”, taglia corto.

 

 

 

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