Governo, assegno unico in busta paga. Ma all’appello mancano 7 miliardi

Il provvedimento è pronto, ma prima occorre trovare le risorse per renderlo realtà. Ministra Bonetti: "Impegno preso davanti al Paese"

Quasi archiviata l’estate, il Governo si appresta a vivere un autunno che si annuncia a dir poco bollente in scia alla crisi economica generata dal coronavirus, pronta a esplodere da qui a breve, quando cioè bonus a pioggia e stop ai licenziamenti esauriranno il loro compito, mostrando le macerie finora non ancora visibili.

Prosegue intanto il lavoro dell’esecutivo sul fronte fiscale con una novità attesa per l’inizio dell’anno prossimo: l’assegno unico e universale per 11 milioni di famiglie con figli a carico, dal settimo mese di gravidanza ai 18 anni, con décalage fino a 21 anni, maggiorato per ogni figlio successivo al secondo, più alto (tra il 30 e il 50%) per ogni figlio disabile. Assegno unico perché sostituisce 8 tra bonus e detrazioni esistenti. Universale perché va a tutti, anche ad autonomi e disoccupati, seppur calibrato in base all’Isee, come si legge oggi su la Repubblica. 

L’esecutivo – prosegue il quotidiano –  ha intenzione di far arrivare i soldi nelle buste paga, con assegni o crediti di imposta – a seconda della tipologia di contribuente – a partire dal prossimo anno. All’appello però mancano 6-7 miliardi. 
La ministra della Famiglia Elena Bonetti (Italia Viva): “Si deve partire da qui per abbassare le tasse. Non escludo che questa riforma possa avere un canale di accesso ai fondi europei del Recovery Fund, che d’altro canto si chiama Next Generation Eu. Sto lavorando per verificarlo. L’assegno universale non è un costo, ma un investimento per i figli e per il futuro. Se non fosse possibile, ricordo che il Recovery libera in ogni caso risorse. Molte di queste potranno convergere sull’assegno unico”.  

A fissare l’ordine delle priorità dal Meeting di Rimini, era stato nei giorni scorsi anche il Ministro dell’Economia Gualtieri fissando in cima all’azione di Governo la  lotta alla denatalità che “sarà una delle priorità che l’Italia inserirà nel Recovery Fund. “Sostenere la genitorialità e la natalità – ha detto  – è una misura strutturale. Per la crescita, non solo per la coesione”.

L’intesa, a parole c’è. Non resta che trovare le risorse per rendere l’intervento operativo.

 

 

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