Gli stranieri scaricano il nostro debito, governo pensa a CIR italiani

Se gli investitori esteri vendono il nostro debito pubblico e la BCE stoppa il Quantitative easing, serve una soluzione interna

I numeri parlano chiaro: gli investitori stranieri rinunciano sempre più al nostro debito pubblico, e da dicembre in poi non ci saranno più nemmeno Mario Draghi e la BCE col ‘bazooka’ del quantitative easing a comprare i nostri titoli di stato. Rifinanziare il nostro debito sui mercati sarà sempre più difficile, ed il governo pensa ora all’introduzione di CIR (acronimo di Conti Individuali di Risparmio) per portare nelle tasche dei risparmiatori italiani un maggior numero di quote del debito pubblico, oggi ferme al 6%.

NUMERI – Gli investitori stranieri riducono sensibilmente le prooprie posizioni sul rischio Italia. A fine giugno, in particolare, i portafogli dei non residenti erano pari 713,9 miliardi, contro i 772,2 di aprile, un calo di 58 miliardi. Il dato comprende non solo i titoli di Stato ma anche i prestiti. Se si guarda solo ai bond pubblici, questi sono scesi da 722,4 miliardi a 664,3 miliardi di euro, dopo la riduzione dai 698,5 miliardi di euro del mese di maggio, quando una forte volatilità e l’ allargamento dello spread Btp-Bund hanno cambiato volto ai mercati.

Tenendo conto dello stock complessivo del debito pubblico, pari a 2.341,6 miliardi di euro a giugno, la quota di titoli in mano a investitori esteri è diminuita di circa 35 miliardi rispetto a maggio, ed è ora pari al 28,3% circa. Ieri il differenziale di rendimento sui decennali si è fermato sui 253 punti base, pressoché invariato, con un rendimento del BtP a 10 anni al 2,98%. Il dato sul non rinnovo a scadenza dei titoli pubblici italiani da parte dei non residenti è stato confermato ieri nelle statistiche di Bankitalia sulla Finanza pubblica. Secondo un report di UniCredit che analizza i dati Bankitalia, quello di giugno è sicuramente stato «uno dei maggiori deflussi mensili dalla crisi del 2011.

L’IDEA DEI CIR – L’idea dei CIR nasce sulla scia dei PIR (piani individuali di risparmio) varati dal precedente Governo. L’obiettivo era quello di aumentare la liquidità per piccole e medie imprese con il vantaggio per gli investitori di non pagare tasse per una detenzione minima di 5 anni. Quello dei Conti Individuali di Risparmio è riportare nelle tasche dei risparmiatori un maggior numero di quote del debito pubblico italiano.

Il rischio è legato alla solidità dell’Italia, si tratta di piccoli interventi che in un contesto più generale di sensibilizzazione verso il debito pubblico italiano potrebbero dare maggior solidità al Paese nei confronti di investitori esteri e speculatori.

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