“Giravolte” e oscillazioni a Cinquestelle: da Alitalia al MES

Dalla nascita del Movimento ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti e tante cose sono cambiate

“Nominare un commissario al di sopra delle parti, chiudere un piano industriale credibile che cerchi anche partner europei e che elimini gli sprechi”. Questa la ricetta del M5s per rilanciare Alitalia iniziando a ragionare su due nuove direttrici di sviluppo: “il cargo e il lunghissimo raggio”. “Possiamo recuperare il 30% di spesa improduttiva se cominciano a tagliare gli sprechi e non solo i salari dei dipendenti”. A parlare cosi, nel 2017, è l’allora vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio che escludeva la “pista” nazionalizzazione.

Certo, da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti e le cose sono decisamente cambiate.

– “La nazionalizzazione di Alitalia può non essere un evento negativo. Il problema è: la politica sarà in grado di individuare manager in grado di guidare l’azienda o solo manager trombati dalla politica?”. A parlare così, a distanza di tre anni, è il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, esponente di spicco del Movimento, a Circo Massimo su Radio Capital.

Certo, un inaspettato assist all’ex compagnia di bandiera, è arrivato dalla pandemia. Come per altri settori, effetto coronavirus “devastante” anche per l’intero comparto aereo. Un primo effetto si è visto, ad esempio, con il caso Alitalia per la quale, nel pieno dell’emergenza, si sono di fatto azzerate le possibilità di trovare un compratore, aprendo la strada a una newco a controllo statale, come prevede un articolo del decreto Cura Italia che autorizza “la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta”.

Una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo, con “l’affaire” che non è mai completamente decollato. Come se non bastasse, appunto, a mettere i bastoni tra le ruote, l’emergenza sanitaria che tiene in scacco il Paese ormai da giorni che ha convinto il Governo a recedere – per mancanza di “interessati” – dall’obiettivo di vendere Alitalia. Tradotto: Stato in prima linea nel salvataggio.

Ecco, dunque, la prima giravolta pentastellata. Ma potrebbe presto arrivarne un’altra. Non è certo mistero che uno dei cavalli di battaglia del Movimento è la netta contrarietà al MES.

Nonostante il buon risultato ottenuto con il Recovery Fund – le cui risorse arriveranno non prima del prossimo anno . lo spauracchio del Fondo Salva Stati continua ad aleggiare, turbando i sonni di un bel gruppo di pentastellati (Di Maio in testa) che sulla battaglia anti Mes si giocano una bella fetta di credibilità politica (nell’ultimo periodo già in carenza di ossigeno) visto che hanno più volte ribadito che lo strumento è niente più che una “troika mascherata”, quindi dannoso per il nostro Paese.

Secondo molti alla fine il sì arriverà con Conte e Gualtieri che preparano la “trappola”: si pensa alla formula spuria – considerata più indolore – di richiederne solo una parte, non tutto, così da limitare i danni. Difficile se questa fosse la linea per il Ministro degli Esteri Di Maio dire di no. Molto più probabile che, suo malgrado, accetterà di capitolare dopo l’ennesima giravolta che stavolta potrebbe costargli davvero caro, specie in vista dell’ormai imminente appuntamento con le elezioni regionali in programma il 20-21 settembre, il cui esito potrebbe decidere le sorti della maggioranza.

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