Germania nel mirino: “Esporta troppo e manda in crisi l’Eurozona”

Berlino criticata da Fondo Monetario, Banca Mondiale, Dipartimento Tesoro USA e diversi analisti

Le correnti di pensiero sul rapporto fra la potenza economica della Germania e la crisi dell’Eurozona sono sempre state due: la prima, più "istituzionale" e maggioritaria, considera che i tedeschi stiano semplicemente raccogliendo i frutti di una politica seria e pragmatica sui conti pubblici al contrario dei Paesi del Sud del continente, più indisciplinati e spendaccioni. La seconda, minoritaria e spesso definita "populista", condidera invece le politiche teutoniche astutamente depressive nei confronti dei vicini, nonchè l’Euro "tarato" sulle esigenze della Germania stessa. La verità, probabilmente, alberga nel mezzo. Certo è che, forse a causa di un impoverimento sempre meno sopportabile da parte dell’Europa latina, la seconda corrente di pensiero trova ogni giorno nuovi estimatori. Tanto che ora persino dai più autorevoli organi internazionali piovono critiche su Berlino, accusata di crescere (anche) a dispetto degli altri Paesi d’Europa grazie alle politiche depressive di austerità imposte all’intera Eurozona.
 
LA GERMANIA ESPORTA TROPPO – Esportare troppo e a discapito dei partner dell’Eurozona; è questa l’accusa che viene mossa a Berlino dal report semestrale sulle valute e sull’economia internazionale del Tesoro USA. Un eccesso di esportazione che impedisce di fatto al Sud Europa di riprendersi. La pensa così anche il vice-direttore del Fondo Monetario Internazionale, David Lipton, secondo cui la Germania dovrebbe intervenire per ridurre il surplus delle sue partite correnti. E la Banca Mondiale conferma: nel 2012, Berlino ha registrato un avanzo delle partite correnti superiore anche a quello della Cina, pari a 238,5 miliardi, contro i 192,1 miliardi di Pechino. Una spirale virtuosa tanto da andare oltre i Trattati istitutivi della moneta unica, che impediscono surplus nel triennio superiori al 6% del pil in un Paese (così come, per chi registra un deficit, questi non potrà essere più ampio del 4% del pil). L’intento di tale clausola, rimasta ad oggi lettera morta, è di evitare eccessive distorsioni, per cui l’euro andrebbe a favorire solo alcuni Paesi a spese di altri. Fino ad oggi, però, Bruxelles non ha mai alzato la voce con Berlino in questo senso.
 
COME FARE – Dopo che anche Barack Obama ha apertamente criticato Angela Merkel per le politiche depressive sull’Europa meridionale, la Germania è effettivamente al centro di una tangibile pressione internazionale. Se la Germania volesse rimettersi in riga, annullando o riducendo il suo surplus delle partite correnti, dovrebbe o aumentare gli investimenti pubblici e privati (questi ultimi, magari, attraverso un sistema di incentivi), oppure dovrebbe registrare disavanzi fiscali, evitando di perseguire il pareggio di bilancio. In una situazione normale, l’equilibrio sarebbe ripristinato per via dell’apprezzamento/deprezzamento della valuta, ma nel caso dell’euro ciò non avviene, perché l’apprezzamento pieno è impedito dai saldi negativi degli altri membri. Situazione tutt’altro che probabile. A meno che la pressione aumenti ulteriormente.
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