FT: “Germania egoista. Col Fiscal Compact fallisce l’Italia e salta l’Euro”

Wolfgang Munchau, già direttore del Financial Times Deutschland, attacca Merkel e Draghi

Wolfgang Munchau, già direttore del Financial Times Deutschland, editorialista dello stesso quotidiano e fondatore del thinktank Eurointelligence, è storicamente severo verso l’austerity imposta da Berlino, che secondo lui e molti altri economisti di scuola ‘keynesiana’ finisce per deprimere ulteriormenmte le economie dell’Eurozona. Ora però, come emerge da una intervista apparsa sulle pagine di Repubblica, Munchau evidenzia anche le colpe della Bce di Mario Draghi, definendo Bruxelles e Berlino più colpevoli della situazione attuale che non la bolla finanziaria che nel 2008 arrivò dagli Usa.

BCE CIECA – "Malgrado mese dopo mese sia smentito dai fatti – attacca Munchau -, Draghi continua a ripetere ossessivamente che le aspettative d’inflazione vengono disattese. Non sembra capire che è il modello macroeconomico stesso su cui si basa a non funzionare e a non tenere in appropriato conto le aspettative, che sono un importante veicolo d’inflazione. C’è poi il problema centrale: la Bce non ha ancora lanciato il quantitative easing, rimasto l’unico modo per dare ossigeno all’economia. Rientra nel mandato di stabilità monetaria: occorre insistere, anzi andava fatto un anno fa. Ora l’intervento dovrà essere più massiccio: diverse migliaia di miliardi di euro. Di meno, sarebbero soldi sprecati".

POCA FIDUCIA NEL LTRO – Munchau vede come fumo negli occhi anche l’annunciato intervento della Bce sui finanziamenti speciali alle banche, i nuovi Ltro: "Non gli attribuirei troppo valore. In Italia, se le banche non prestano soldi alle imprese non è perché non ne hanno ma perché non hanno più fiducia nel sistema economico".

L’ARROGANZA TEDESCA – Data la sua parte alla Bce, il columnist tedesco passa poi alle responsabilità dei suoi connazionali a Berlino: "Da cinquant’anni gli economisti tedeschi, strettamente aderenti alla scuola neoclassica, si preoccupano solo dell’offerta: fanno sì che in casa loro, dai conti pubblici all’organizzazione del lavoro, tutto sia in ordine, e poi il mercato farà il resto. Non si sono accorti che la crisi attuale è di domanda, e che ormai fanno parte di una comunità di 18 Paesi le cui peculiarità vanno considerate. Di qui l’ostinazione per l’austerity, e anche quel vero e proprio ricatto da cui è nato il Fiscal Compact, concepito in cambio degli aiuti alla ‘periferia’. Mi chiedo come un economista del calibro di Mario Monti abbia potuto ratificare un trattato che, se applicato alla lettera, porterà l’Italia al fallimento: ridurre al 60% il debito in vent’anni significa andare incontro a una recessione che sottrarrebbe il 30-40% del Pil nello stesso periodo. Un disastro, e la fine dell’euro.

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