GAS, il piacere di farla in gruppo

La spesa, naturalmente. Si spende meno e si aiutano i piccoli produttori. Ecco come creare o aderire a un gruppo d'acquisto. E dire addio al supermercato

Se è vero che siamo quello che mangiamo, possiamo essere ottimisti. C’è infatti un modo sempre più diffuso di mangiare bene e sano (magari comprando prodotti biologici a prezzi ragionevoli), di sostenere realtà produttive “particolari”, di essere consapevoli del proprio modo di consumare e – last but not least – di conoscere un sacco di gente simpatica. Si chiama Gas e, in ossequio al nome, è un fenomeno che sta esplodendo.

Gas in verità sta per Gruppo di Acquisto Solidale. Per una larga fascia di consumatori – la grande schiera di forzati del sabato al supermercato – si tratta ancora di una realtà sconosciuta; ma per molti è diventato il nuovo modo di fare la spesa, al punto che non si può più parlare di un fenomeno strettamente “di nicchia”.

Risparmio e solidarietà

Di cosa si tratta? L’idea del gruppo di acquisto è semplice e nasce con finalità economiche: risparmiare acquistando grossi quantitativi. La regola del grossista applicata al consumatore finale. Si risparmia fino a un terzo rispetto al negozio. Per farlo è sufficiente che più famiglie si mettano insieme e vadano “alla fonte”, cioè si rivolgano direttamente ai produttori saltando i passaggi intermedi e mettendo sul piatto della trattativa il loro peso, relativamente grosso, di clienti “collettivi”. Se gli ordini sono consistenti, sarà poi il fornitore stesso a consegnare la merce. Non sono poche le aziende agricole o manifatturiere che hanno risposto con favore a questa richiesta.

E’ nata così una nuova specie di consumatore, sempre più slegato dalle logiche della grande distribuzione, dai riti dei “tre per due” e delle offerte speciali. Va da sé che questo nuovo esemplare, particolarmente attento ai suoi consumi, ha subìto una rapida evoluzione: all’esigenza del risparmio economico si è affiancata – e in certi casi è prevalsa – l’intenzione di usare la propria capacità di spesa, il proprio denaro, per sostenere alcuni produttori piuttosto che altri. Nel nome è spuntata la “S” finale e la solidarietà è diventata un criterio di scelta dei fornitori. E allora si punta sull’azienda che produce detersivi a basso impatto ambientale, sulla cooperativa che dà lavoro ai disabili o agli ex-detenuti o su quella che gestisce progetti sociali sui terreni confiscati alla mafia. O semplicemente si decide di sostenere con i propri acquisti i piccoli produttori invece che la grande industria alimentare.

Il meccanismo funziona e non complica troppo la vita dei consumatori. E’ per questo che i Gas stanno spuntando come funghi in molte città. Una rivoluzione strisciante destinata a cambiare gli stili di consumo alimentare (e non solo) nel nostro paese. Secondo Lorenzo Valera, autore di un libro-indagine sull’argomento, “possiamo prevedere che in una decina d’anni un milione di italiani si cibi in parte con prodotti acquistati in questo modo”.

Come funziona un Gas

Come spesso succede per iniziative di questo genere, si parte in maniera del tutto improvvisata e pionieristica e si arriva a strutture che hanno poco da invidiare, quanto a organizzazione, ai giganti della spesa on-line.

Di solito il Gas nasce dalla base cioè da un gruppo di famiglie che condividono principi ed esigenze e che abitano nella stessa zona (o nello stesso condominio). La base territoriale dei Gas è un requisito fondamentale, sia per motivi logistici che di “relazione”: è importante, infatti, che i membri del gruppo si conoscano e prendano insieme le decisioni. E’ per questo che molti Gas nascono come “costole” di gruppi più grandi. Si tratta spesso di trovare un difficile equilibrio tra il potere d’acquisto del gruppo (dato dalle grandi dimensioni) e la condivisione dei principi e delle scelte (più facile in gruppi ristretti).

All’interno del Gas la gestione degli ordini è distribuita tra tutti i partecipanti e ognuno si occupa di un fornitore o di un prodotto: c’è chi contatta l’azienda agricola per le verdure, chi il pastificio, chi la cooperativa che fa il vino e così via. Chiaramente la gestione del fresco è più complicata di quella dei prodotti industriali, perché gli ordini devono essere più frequenti. La posta elettronica, inutile dirlo, ha dato un grande aiuto organizzativo ai Gas. La raccolta degli ordini avviene quasi sempre per e-mail, in date prestabilite: settimanali per i prodotti freschi, mensili o anche semestrali per quelli a lunga conservazione. L’incaricato del gruppo riceve le mail delle singole famiglie e gira l’ordine cumulativo al fornitore. In alcuni gruppi più evoluti si è passati direttamente alle ordinazioni on-line su siti creati appositamente; sarà poi un foglio di calcolo a generare automaticamente l’ordine complessivo.

Nella maggioranza dei casi è poi il fornitore a consegnare direttamente la merce in un luogo prestabilito, cioè a casa di un membro del Gas o in un locale adibito a punto di raccolta (sala condominiale, oratorio, centro sociale ecc.). E il ritiro della spesa – anch’esso in giorni e orari determinati – diventa così un’occasione di incontro, spesso conviviale, con gli altri partecipanti.

Come si diventa gasisti

Un’esperienza di questo genere è per vocazione destinata a fare rete. Una volta usciti dalle prime adunate “carbonare” i Gas hanno cominciato a guardarsi attorno, a riconoscersi a vicenda e in alcuni casi a unire le forze.

Anche in questo caso Internet è stato determinante. Oggi chi vuole entrare a far parte di un Gas può sapere se nel condominio accanto ce n’è già uno attivo: basta collegarsi al sito della Rete nazionale di collegamento dei Gas e cercare nella banca dati dei Gas aderenti alla rete. Sono al momento circa 600, ma si tratta inevitabilmente di un numero in difetto: è una realtà troppo fluida per essere censita.

E siamo solo agli inizi. Il futuro, non troppo remoto, non sarà fatto solo di verdura, pasta e formaggi: si acquisteranno in gruppo anche vacanze, polizze di assicurazione e tariffe telefoniche. Tutte rigorosamente alternative. La domanda cresce e l’offerta comincia ad adeguarsi. E’ la legge del mercato, ma un po’ meno spietata.

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