Formiche in affanno. Come cambia il rapporto tra gli italiani e il risparmio

Rispetto a dieci anni fa i risparmiatori "a tutti i costi" sono raddoppiati. Ma solo un italiano su tre riesce a farlo davvero. E la maggior parte preferisce investimenti liquidi o il classico mattone

Conserviamo sempre la nostra vocazione di “formiche“, siamo ancora preoccupati per il futuro e poco fiduciosi verso un’uscita dal tunnel a breve, e in genere tendiamo a essere prudenti e conservatori nella gestione dei nostri soldi. E’ questa, a grandi linee, la fotografia degli italiani nel loro rapporto con risparmi e investimenti che emerge dall’indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86ª Giornata Mondiale del Risparmio che cade oggi.

L’umore degli italiani  pare caratterizzato da un “attendismo prudente e preoccupato” e questo si riflette sulle loro scelte economiche. E’ sempre forte la propensione al risparmio:

  il 41% non riesce proprio a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa,

  il 46% risparmia solo se non comporta troppe rinunce,

  l’11% resta una “cicala” convinta, cioè che preferisce spendere tutto, senza pensare al futuro.

Interessante notare la tendenza. Mentre la percentuale di cicale è costante negli ultimi dieci anni, gli italiani che nel 2001 facevano le formiche a tutti i costi erano il 26% contro un 60% che di risparmiatori “facoltativi” (solo se la cosa non costa troppa fatica). Uno scarto di ben 34 punti percentuali contro i 3 attuali. Un decennio di incertezza che ha fatto crescere le schiere dei risparmiatori. Per contro negli ultimi tre anni di crisi economica la tendenza al risparmio si è stabilizzata.

Segno che risparmiare per alcuni diventa più difficile. Solo una famiglia su tre riesce effettivamente a farlo. Gli italiani che invece sono in una situazione di equilibrio, ossia non riescono ad accumulare risparmio, ma nemmeno a intaccare il gruzzolo o ricorrere a prestiti, sono all’incirca il 37%. Il restante 26% si trova in “saldo negativo” di risparmio: sono le famiglie che per tirare avanti hanno dovuto ricorrere a prestiti o decumulare risparmi passati.

Combinando l’andamento del risparmio delle famiglie italiane nell’ultimo anno e le previsioni per quello futuro, si delineano alcuni gruppi di tendenza rispetto al risparmio stesso:

  famiglie con trend di risparmio positivo o in risalita (hanno risparmiato o contano di riuscire a farlo nel 2011): sono il 28%;

  famiglie che “galleggiano (hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi/debiti e pensano che lo stesso avverrà nel prossimo anno): sono il 23%;

  famiglie col risparmio in discesa o in crisi (quelle che risparmieranno meno l’anno prossimo, che non hanno risparmiato per nulla quest’anno, che hanno utilizzato risparmi passati o che si sono indebitate): tutte insieme sono il 42% del campione.

Investimenti, vince il mattone.

Nel senso di immobiliare, ma anche di soldi tenuti a portata di mano, “sotto il mattone” appunto. La situazione descritta ha un’immediata conseguenza sulla forte impennata della preferenza per la liquidità, con una netta divergenza rispetto a dieci anni fa:

  il 68% degli italiani preferisce tenere i soldi sul conto corrente per averli a immediata disposizione (nel 2001 era il 47%),

  il 30% continua a investire il proprio denaro (ma nel 2001 era il 49%),

  e solo il 9% investe la maggior parte dei propri risparmi (contro il 22% di dieci anni fa)

Segno che la fiducia nel futuro è in calo: l’83% del campione (era il 78% un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potrà uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il 31% che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o più.

Per chi continua a investire, il sogno resta sempre  il “mattone”. Tra coloro che hanno effettivamente risparmiato nel 2010 ci sono però forti cambiamenti rispetto al 2009: l’investimento immobiliare passa dal 52% al 58%, ma raddoppia addirittura la preferenza per gli strumenti finanziari più rischiosi (dall’8 al 16%), mentre si riduce la propensione per gli strumenti considerati più sicuri (dal 26 al 20%) e l’attendismo (dal 14% al 6%).

Basandosi sul totale del campione emerge, tuttavia, che gli italiani continuano a ritenere fondamentale la bassa rischiosità e la solidità dell’investimento del proprio risparmio. Anche perché il 59% degli italiani non si fida degli strumenti di tutela, cioè di leggi e controlli che garantiscano davvero il risparmiatore. (A.D.M.)

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