Fondo monetario internazionale: i rincari delle materie prime non rallenteranno la ripresa

L’impatto dei rincari non dovrebbe compromettere la crescita e l’inflazione rimarrà sotto controllo. Possibili rischi dalle rivolte del mondo arabo e dalla crisi del debito sovrano

Il Fondo monetario imbocca la via dell’ottimismo: secondo l’organizzazione le materie prime non fermeranno la ripresa e la domanda privata sarà in grado di sopperire al graduale ritiro degli stimoli fiscali.

Dunque, evitata la ricaduta nella recessione, anche la paura della stagflazione, la somma di stagnazione e inflazione, stile anni ‘70, non dovrebbe materializzarsi, secondo il capo economista dell’Fmi, Olivier Blanchard.
Restano i rischi di una crescita a due velocità, con i Paesi avanzati che crescono al ritmo modesto del 2,5% e le economie emergenti al ritmo del 6,5%: per i primi, i pericoli arrivano dalla crisi del debito e delle banche in Europa e dall’insufficiente risanamento dei conti pubblici negli Usa, per le seconde da surriscaldamento e inflazione.
Secondo le previsioni dell’Fmi la crescita nel corso del 2011 subirà un lieve rallentamento, dal 5 al 4,4%, e resterà a questi livelli anche nel 2012. Frenata che però rileva un certo rafforzamento della domanda che – a detta di Blanchard – sta sostituendosi agli stimoli fiscali. Per quanto riguarda l’inflazione è prevista in rialzo, ma non la punto di creare problemi all’andamento dell’economia mondiale.

Le previsioni sono state realizzate su un media delle quotazioni del greggio attorno ai 108 dollari al barile (attualmente si attesta sui 110). Ovviamente l’Fmi non può non ipotizzare un carenza dell’offerta di petrolio, causata dall’allargarsi delle rivolte in Medio Oriente. Se ciò si avverasse il prezzo del petrolio potrebbe balzare a 150 dollari e causare un danno alla crescita valutabile fra lo 0,5 e lo 0,75% rispetto alle previsioni attuali.

Sul fronte debiti pubblici, il Fondo è preoccupato dalla tendenza della politica di bilancio degli Usa. L’amministrazione ha ribadito l’impegno a tagli consistenti, anche se per il Fondo la politica fiscale sembra aver subito un allentamento e non una restrizione. Il rapporto indica tuttavia nella periferia d’Europa il rischio più grave. Resta incertezza sulle risorse disponibili per i salvataggi, le nuove regole per il coinvolgimento dei detentori di titoli di Stato hanno sollevato dubbi fra gli investitori, la sostenibilità del debito pubblico di diversi Paesi è messa in discussione, l’esposizione delle banche non è trasparente, i bilanci pubblici sono deboli.

Una situazione che non può escludere il rischio di contagio alle economie più importanti dell’area euro. L’organizzazione ha condotto una simulazione secondo cui se questo dovesse verificarsi il taglio alla crescita di eurolandia potrebbe arrivare al 3% e quella globale dell’1%.

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