Flop spending review: la Corte dei Conti boccia il governo Renzi

Nel 2015 la spesa pubblica è aumentata di 52 miliardi e le tasse sono cresciute di quasi 26 miliardi

Dopo la bocciatura della Corte dei Conti che ha definito un “parziale insuccesso” la spending review renziana, ora è Unimpresa a criticare la revisione della spesa pubblica. Secondo i dati riportati dal presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, la spesa pubblica non solo non diminuisce, ma nemmeno si ferma, crescendo nel 2015 di altri 52 miliardi di euro per la parte corrente, ovvero al ritmo di un miliardo alla settimana, e le tasse sono cresciute di quasi 26 miliardi.

UNIMPRESA: “CHIACCHIERE” – “I numeri non mentono mai e quelli che diffondiamo oggi, che confermano nostre stime degli scorsi mesi, ci dicono che il governo ci prende in giro: sono chiacchiere quelle sulla cosiddetta spending review e sono chiacchiere pure quelle sulla sforbiciata al prelievo fiscale”, ha rimarcato Longobardi.

CORTE DEI CONTI: PARZIALE FLOP – Dopo che negli anni della crisi economica “la dinamica della spesa pubblica in Italia ha subito una netta decelerazione“, la Corte insiste sul “parziale insuccesso” degli interventi successivi di spending review, imputabili “a una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio”. La Corte dei Conti non critica quindi insufficienti risparmi da spending review, ma una non corretta ripartizione degli stessi, con operazione poco mirate “di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività”, con un “progressivo offuscamento delle caratteristiche dei servizi che il cittadino può e deve aspettarsi dall’intervento pubblico cui è chiamato a contribuire”. Con l’eccezione del capitolo Sanità, nelle Regioni il “progressivo taglio delle risorse disponibili” si è tradotto “in una modifica del rilievo delle funzioni svolte, con caratteristiche diverse fra regioni”, con conseguenti “diversità di accesso dei cittadini ai servizi”.

STIME DI CRESCITA AL RIBASSO – I dati macroeconomici degli ultimi giorni non aiutano a migliorare la situazione, visto che l’OCSE ha appena rivisto le prospettive di crescita dell’Italia, portando la stima del PIL 2016 all’1 %, dal precedente 1,4%.
In un contesto di bassa crescita, con stime che diventano via via più prudenti anche a causa delle tensioni sui mercati di inizio anno, e i vincoli imposti dal Patto di Stabilità UE sul fronte del deficit (pareggio al 2017), impongono all’Italia una particolare attenzione sul fronte dei risparmi di spesa. Si potrebbe anche aggiungere che uno degli aspetti più carenti della Legge di Stabilità 2016 riguardi proprio la spending review (5,5 miliardi, circa la metà rispetto alle attese).

CON LA SPENDING REVIEW RISPARMI DA 25 MILIARDI-  Dal canto suo, il Ministero dell’Economia rivendica 25 miliardi di risparmi in due anni, che hanno consentito investimenti a sostegno della crescita e dell’occupazione. La spending review, prosegue il ministero, non consiste in tagli ma in “interventi di razionalizzazione connessi a cambiamenti dei meccanismi di spesa e degli assetti organizzativi delle amministrazioni, dall’aumento dell’efficienza della fornitura di beni e di servizi da parte della pubblica amministrazione e dall’abbandono di interventi considerati obsoleti”.
Il ministero ricorda i principali interventi legislativi del biennio 2014-2015 che contengono revisioni di spesa e le relative misure: oltre a quella sulle centrali di acquisto, limiti di spesa per consulenze e auto blu, efficientamento gestione immobili pubblici, blocco del turn over dei dipendenti pubblici, tetto stipendi dirigenti pubblici, riduzione spese formazione nel settore pubblico, revisione temporanea indicizzazione pensioni sopra tre volte il minimo, tagli nei vari settori (ministeri, Difesa, enti locali, organi costituzionali), riduzione costi riscossione fiscale, fabbisogni standard per i finanziamenti ai Comuni.

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