Flat Tax, salario minimo e procedura UE: tutti gli ostacoli sull’agenda del Governo

Non è mistero che l'esecutivo gialloverde faccia fatica a chiudere il cerchio, in balia di divergenze e divisioni interne prima di arrivare all'appuntamento con la manovra

Un vero e proprio percorso a ostacoli quello che attende il Governo gialloverde chiamato a destreggiarsi in mezzo a una serie di “trappole”  prima di arrivare alla manovra: dai numeri di finanza pubblica per convincere Bruxelles, al salario minimo caldeggiato da Luigi Di Maio, passando per la Flat Tax sulla quale Salvini non intende fare passi indietro. Non è mistero che l’esecutivo gialloverde faccia fatica a chiudere il cerchio, in balia di divergenze e divisioni interne. 

In cima alla lista, la lettera che il Presidente del Consiglio Conte ha inviato nella giornata di ieri, indirizzata agli altri 27 Paesi membri UE, al Presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker e al Presidente del Consiglio UE Donald Tusk con l’obiettivo di accelerare i tempi ed avviare quanto prima il negoziato  per scongiurare la temuta procedura d’infrazione – caldeggiata dalla Commissione Europea – pronta ad abbattersi sul nostro Paese per via dell’alto debito. 

Nel delicatissimo negoziato con Bruxelles il Governo tiene la linea dura e non ha intenzione di mostrare il lato debole. Almeno a parole,  niente manovra correttiva. Contenimento della spesa corrente e no a nuove tasse: questa è la strada da seguire. L’obiettivo è usare per il calo del deficit i 3 miliardi che il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico prevede di risparmiare su Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. 

Conte e Tria scelgono pubblicamente la strada della prudenza, come auspicato dal Capo dello Stato che proprio pochi giorni fa, ha esortato ad assicurare la “solidità dei conti, misura essenziale per la tutela del risparmio e l’accesso al credito, per sostenere l’economia reale e lo sviluppo di nuovi progetti per la valorizzazione dei nostri territori”.

Un messaggio di richiamo al quale il Ministro dell’Interno non ha mancato di rispondere con tono polemico: “I conti sono in disordine perché abbiamo applicato, per troppi anni, le regole imposte dall’Europa”.  

Il Vicepremier leghista non ha alcuna intenzione di sposare la linea della cautela e anzi va in pressing sulla Flat tax, considerata una misura prioritaria e non più rimandabile.  Con tanto di avviso a Tria: “è un nostro ministro e chi vuole fare il ministro porta avanti il taglio delle tasse”. 

Il Titolare del Tesoro non chiude a priori ma in un’intervista al Financial Times pur confermando di aver appoggiato l’idea della Flat tax “per ridurre la pressione fiscale sulla classe media e sui redditi medi”, ha precisato che la nuova imposta dovrà essere introdotta gradualmente “compatibilmente con i nostri obiettivi di finanza pubblica”.  

Altro fronte caldo riguarda il salario minimo, sponsorizzato da Di Maio. Dopo il “no” di tutte le parti sociali, i rilievi di Istat, Ocse, Aran, anche la Lega sembra aver deciso di mettere il freno a mano con il M5S che appare sempre più isolato. 

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