Scatta il Fish dependence day, esaurito tecnicamente il pesce made in EU

L'ultimo pesce europeo lo abbiamo mangiato... ieri per il resto dell'anno si deve ricorrere alle importazioni extracomunitarie

Oggi si possiamo definire tecnicamente esauriti gli stock ittici dei mari d’Europa. Il pesce è terminato.
O meglio, se consumassimo solo pesce pescato in Europa, all’11 luglio il pesce sarebbe finito. La stima è indicata dal New Economics Foundation e Ocean2012 che ogni anno pubblica il rapporto in cui si indicano il Fish dependence day di ogni Paese per l’anno in corso.

Detto in altri termini, significa che il pesce europeo copre poco più del 50% del fabbisogno annuo di pesce del Vecchio Continente, e quindi la restante poco-meno-della metà del pesce venduto in Ue è importata o allevata (anche se spesso questo non è chiaro al consumatore, perché in etichetta è obbligatorio indicare soltanto la zona Fao e non il Paese di provenienza, e per il pesce servito nei ristoranti non vale nemmeno l’obbligo di indicare la zona Fao, e le truffe con pesce straniero sono molto frequenti.

Sul fronte legislativo qualcosa si muove, la riforma Ue della Politica Comune della Pesca, approvata il 6 febbraio 2013 dal Parlamento Europeo ha inasprito ulteriormente le norme contro la pesca intensiva. Ma i pesci a rischio estinzione continuano a crescere, e evidentemente sono necessari interventi ancora più drastici.

Il problema fondamentale della pesca in Europa è il sovrasfruttamento degli stock ittici: si pesca troppo, più di quanto i nostri mari sono in grado di sostenere, e si pesca male (le forme di pesca intensiva tuttora praticate in Europa sono estremamente dannose per i fondali e per gli ecosistemi marini). I pesci a rischio estinzione sono in continua crescita, e la situazione è sempre più critica.

La FAO stima che il 75% delle popolazioni ittiche del pianeta è ai limiti o oltre i limiti di un ragionevole sfruttamento. Secondo molti biologi marini, proprio lo sfruttamento intensivo del patrimonio ittico è la minaccia più grande all’equilibrio degli ecosistemi marini.

Tonno in trappola
La specie a maggior rischio di estinzione è il tonno rosso. Il 47% degli stock ittici dell’Atlantico e oltre l’80% degli stock ittici del Mediterraneo sono soggetti a pesca intensiva. Il tonno costituisce una parte fondamentale della dieta di milioni di persone e nella versione ‘in scatola’ è certamente il pesce più consumato al mondo.
Sul tema della sostenibilità del tonno conservato in scatola Greenpeace pubblica un rapporto dal titolo eloquente: "Tonno in trappola. Difendiamolo dalla pesca insostenibile" che passa al setaccio le principali marche di tonno vendute in Italia e dà a ciascuna un voto di sostenibilità. I risultati sono abbastanza sconfortanti, ma vale farci caso davanti al bancone del supermercato.

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