Fisco, scatta il piano per recuperare 200 miliardi di capitali all’estero

Il piano per il rientro dovrà essere senza sanatorie rispetto a quelli degli anni trascorsi

Una delle voci della Legge di Stabilità recentemente approvata dal governo riguardava un piano per far rientrare i capitali portati all’estero o nei paradisi fiscali, che nelle intenzioni governative dovrebbe permettere di recuperare un "tesoretto" utile ad agire ulteriormente sulla pressione fiscale. L’obiettivo è far rientrare nelle casse erariali 200 miliardi di euro, anche solo il ritorno in patria della metà dei 200 miliardi di euro stimati permetterebbe di incassare fino a 20 miliardi, cifra non da poco per un esecutivo alla disperata ricerca di margini di manovra per abbassare le tasse e favorire la crescita.
 
NO SANATORIE – Il piano per il rientro in Italia dei capitali detenuti all’estero si articolerebbe in due progetti: la creazione di una struttura ad hoc – il cosiddetto Ucifi – l’Ufficio per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali, ed un intervento sulle sanzioni tributarie per chi fa rientrare i capitali. Nessun condono o sanatoria, precisano però dalle parti di Palazzo Chigi, perché  i nomi non verrebbero scudati e le tasse non verrebbero condonate. I beneficiari avrebbero, in compenso, uno sconto sulle ammende e la pena cancellata.
 
LO SCONTO SULLE SANZIONI – Già ora è possibile l’autodenuncia per il rientro dei soldi tenuti all’estero, la cosiddetta “voluntary disclosure” voluta dall’Ocse. In sostanza il contribuente si rivolge, prima di ricevere accessi, ispezioni o verifiche all’Ucifi, e anche in forma anonima dichiara tutte le attività e i redditi detenuti all’estero evadendo il Fisco italiano. Spetta poi all’Agenzia delle entrate calcolare imposte evase e sanzioni, guardando al reddito prodotto. In merito alle sanzioni , le entrate possono decidere di applicare il principio di proporzionalità  e ottenere la riduzione alla metà del minimo, ai sensi dell’articolo 7, comma 4 del decreto legislativo n 472 del 1997. In alcuni casi, però, l’autodenuncia potrebbe far scattare l’azione penale. Ecco perchè il governo starebbe pensando alla depenalizzazione del reato di autoriciclaggio. Ci sarebbero agevolazioni anche per i furbetti che si autodenunciano solo a indagini in corso. Anche se nel loro caso non scatterebbe la depenalizzazione, ma "un’attenuante generica".

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